Processo Ruby, la sentenza della Cassazione

Karima El Mahroug (Andreas Rentz/Getty Images)
Karima El Mahroug (Andreas Rentz/Getty Images)

Oggi davanti alla Corte di Cassazione si è tenuta l’udienza per la conferma o l’annullamento della sentenza di appello del processo Ruby, quella che aveva assolto Silvio Berlusconi. La sentenza era stata pronunciata lo scorso 18 luglio e Berlusconi era stato assolto dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, per le quali invece era stato condannato a sette anni di reclusione in primo grado, il 24 giugno 2013. La seconda Corte di Appello di Milano aveva assolto l’ex premier dall’accusa di concussione affermando che “il fatto non sussiste” e da quella di prostituzione minorile, ritenendo che “il fatto non costituisce reato”. Dopo nove lunghissime ore di camera di consiglio, a notte inoltrata è arrivata la sentenza: assoluzione confermata per Silvio Berlusconi e pietra tombale sul processo, anche se restano in piedi altri due filoni dell’inchiesta sulle cene di Arcore.

In mattinata era arrivata la richiesta del sostituto procuratore generale presso la Cassazione Eduardo Scardaccione,  di “annullare l’assoluzione e rinviare per rimodulare la pena“. Per il procuratore generale, infatti, le accuse contro Berlusconi di concussione e prostituzione minorile sono “pienamente provate” e la questione dovrà essere rinviata ad un’alttra Corte di appello non per riaprire il dibattimento vero e proprio, ha precisato, ma solo per rideterminare la pena stabilita in primo grado, che era a sette anni di reclusione. Durante un passaggio della sua requisitoria il Pg Scardaccione ha affermato: “L’episodio nel quale Berlusconi racconta che Ruby è la nipote di Mubarak è degno di un film di Mel Brooks e tutto il mondo ci ha riso dietro“.

Diverso il giudizio di Filippo Tinacci, legale dell’ex premier: “Il  procuratore generale ha mantenuto la linea del ricorso in Cassazione, noi riteniamo che quel ricorso sia inammissibile e assolutamente ingiustificato. Per quanto riguarda la concussione, preferisco rispondere dopo che la corte ha deciso”. Nell’arringa difensiva, l’altro avvocato di Berlusconi, Franco Coppi, ha sostenuto tra l’altro che nella vicenda “è stata rispettata puntualmente la prassi dell’affido seguita dalla questura di Milano, che poi Ostuni e gli altri dirigenti fossero contenti di aver fatto un favore a Berlusconi, questo ve lo concediamo, ma quanto venne fatto è solo quanto previsto dalla prassi in vigore: identificazione, foto segnalazione e ricerca di una comunità per l’affido”.

GM