Sommersi dalle tasse, sale la pressione fiscale

tasse
(Phil Cole/Getty Images)

Pressione fiscale da record durante l’ultimo trimestre del 2014 con una quota pari al 50,3 per cento. Si è registrato un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In media nel 2014 la pressione fiscale, ovvero il rapporto tra la somma di imposte indirette, imposte dirette, imposte in conto capitale, contributi sociali e il PIL, è stata del 43,5 per cento.

Nonostante le tante promesse del Governo Renzi non è diminuito nulla. Anzi. Eppure bisogna sottolineare che le più recenti iniziative prese dall’esecutivo in materia economica – come ad esempio gli 80 euro o il taglio del costo del lavoro sull’Irap fino alle decontribuzioni per nuove assunzioni – non manifesteranno alcun effetto prima di un anno.

Sempre secondo i dati Istat, un fattore positivo è l’aumento delle entrate totali di 0,1 per cento rispetto al 2013. Anche il reddito lordo delle famiglie è cresciuto dello 0,2 per cento, ma allo stesso modo son cresciuti i prezzi dei beni reali. Così seppur abbiamo guadagnato qualcosina in più, non siamo riusciti a far aumentare la nostra capacità di spesa in conseguenza appunto a un aumento dei prezzi. Dunque il nostro potere d’acquisto è rimasto nullo.  Dato che da una parte può sembrare negativo, mentre dall’altra potrebbe essere interpretato come uno dei primi timidi segnali di una ripresa che non ha fretta di arrivare.

Parallelamente notiamo un aumento della spesa finale dello 0,5 per cento per le famiglie italiane. Ciò vuol dire che abbiamo risparmiato di meno e speso di più. Entrambi i dati, sia quello sul potere d’acquisto che quello della spesa finale, sono anni che non vedono il segno positivo davanti a loro. Anche la Coldiretti ha confermato questo andamento positivo: “Dopo sei anni consecutivi di calo superiore ai 2 punti medi annui è tornata ad aumentare la spesa alimentare che è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi”.

In sostanza possiamo dire che ciò che ha fotografato l’Istat non è nulla di nuovo. Le tasse rischiano di farci affogare e spuntano come funghi. La gente si indebita per pagarle e si dispera per arrivare a fine mese. Grazie a qualche piccola inversione di rotta che inizia a manifestarsi, qualcuno di noi riesce a spendere qualcosina in più e la spesa infatti è aumentata (ma dello 0,1 per cento). Infine la propensione al risparmio è ancora diminuita, ma la cosa non sorprende. Son pochi quelli che in anni come questi si son potuti permettere il lusso di risparmiare.

BT