Gli Usa inviano truppe in Europa per opporsi a Putin

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(Chip Somodevilla/Getty Images)

Il titolo sembra preso da un articolo di trent’anni fa, quando la guerra fredda tra Usa e l’allora Urss imperversava. Invece è quanto sta accadendo proprio ora. Secondo indiscrezioni pubblicate dall’autorevole Wall Street Journal gli esperti militari del Pentagono starebbero facendo pressioni sul presidente Obama affinché invii un numero maggiore di truppe in Europa. Il loro timore è la crescita militare e politica della Russia di Putin che sta assumendo sempre più un ruolo guida nel Vecchi Continente anche e soprattutto in relazione alla situazione siriana e alla lotta all’Isis. Il principale fautore di questa proposta è il capo di Stato Maggiore, il generale Mark Milley. La sua idea è quella di aumentare le unità in rotazione in Europa aumentando notevolmente il numero attuale di 7mila soldati e associando anche l’invio di elicotteri d’attacco e brigate di artiglieria.

La mossa, qualora venisse davvero messa in pratica, potrebbe peggiorare ulteriormente i rapporti già tesissimi tra i due Paesi. Era appunto dai tempi della guerra fredda che le due potenze mondiali non si trovavano così ai ferri corti. Era anche tantissimo tempo che la Russia non tornava ad essere così forte, ma soprattutto autorevole. Il ruolo di leader nella gestione della vicenda siriana che Putin si è preso senza stare tanto a chiedere il permesso ad altri (e tanto meno a Obama) e il contestuale atteggiamento aggressivo di Mosca in Crimea hanno messo gli Usa in grande allarme. Senza contare che lasciare alla Russia il ruolo di principale oppositore dei terroristi dell’Isis non era certo nei piani di Washington che ha dovuto affrontare l’interventismo di Putin non senza qualche difficoltà e goffaggine diplomatica e militare.

La notizia di questo rigurgito di guerra fredda arriva nel giorno in cui la Russia viene associata ad un altro tema di cui si parlava molto anche negli anni ’80, ovvero il doping nello sport. Proprio oggi infatti la Wada, l’Agenzia Mondiale Antidoping, ha concluso la propria inchiesta chiedendo la sospensione immediata di tutti gli atleti russi  da ogni evento internazionale comprese Olimpiadi, campionati del mondo o europei. L’indagine ha infatti portato alla luce l’esistenza di una «cupola» formata dal presidente della Iaaf Lamine Diack e dai vertici politici e tecnici dello sport russo per coprire decine di casi di positività conclamata in cambio di denaro. Richard Pound, presidente della Commissione di Inchiesta della Wada ha dichiarato: “Abbiamo trovato unaquantità sconvolgente, incredibile di prove che dimostrano la totale manipolazione dei risultati sportivi nell’atletica di alto livello degli atleti russi degli ultimi dieci anni: prove di pagamento di tangenti, di esami antidoping mai svolti, di campioni di urina o sangue distrutti dalle autorità che dovevano esaminarli, di complicità a ogni livello. Lo stesso ministro dello sport russo non poteva non sapere quello che stava succedendo: impossibile non pensare a un caso di doping di stato. Il primo provvedimento che noi della Wada siamo obbligati a suggerire è la sospensione immediata della Russia dalle competizioni nell’atletica leggera, Giochi Olimpici di Rio compresi, e la chiusura sia dell’Agenzia Antidoping Rusada che del laboratorio di Mosca. O escono loro spontaneamente dal movimento internazionale o li deve bloccare il Comitato Olimpico. Tutto deve essere rifondato su basi nuove”.

F.B.

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