Fortuna Loffredo, il giallo a una svolta?

La mamma di Fortuna con una foto della figlia (websource)
La mamma di Fortuna con una foto della figlia (websource)

Nei giorni scorsi, indagando sulla morte della piccola Fortuna Loffredo, avvenuta nel Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014, i carabinieri della Compagnia di Casoria, in provincia di Napoli, hanno scoperto un’altra storia di violenza, avvenuta – stavolta se ne ha la certezza – in un ambiente familiare. Sono così finiti in manette un uomo e una donna, conviventi, con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia di tre anni di lei.

Secondo l’accusa, il convivente della donna avrebbe abusato della bambina, mentre la madre – pur consapevole di quanto avveniva – non ha mai denunciato questi comportamenti, facendo così in modo che quelle violenze proseguissero. Nelle scorse ore, il gip del Tribunale di Napoli Nord, al termine dell’interrogatorio di garanzia, ha deciso che l’uomo, un 43enne, deve restare in carcere, mentre la compagna 32enne è stata posta ai domiciliari. Inoltre nell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Claudia Meoni appare evidente una connessione tra la morte di Fortuna Loffredo e quella di un altro bambino di 3 anni, Antonio Giglio, sempre per una caduta accidentale dal balcone.

Il bambino è infatti fratello della bimba violentata dalla coppia di conviventi e per la sua morte la madre è indagata per omicidio colposo; inoltre la figlia maggiore della donna, Doriana, era amica del cuore di Fortuna Loffredo e ultima persona ad averla vista viva. La tesi della magistratura inquirente è che la bambina potrebbe aver visto qualcosa qualche minuto prima dell’omicidio di Fortuna Loffredo e per questo si sarebbe confidata con madre e nonna, che l’avrebbero invitata a tacere.

Si legge nell’ordinanza: “La Procura sollecitava a che i minori fossero collocati in una idonea struttura, producendo allarmante documentazione attinente ad indagini penali svolte, nelle quali emergevano in modo evidente le pressioni psicologiche esercitate nei mesi passati da parte della nonna e della mamma sulla minore al fine di non farle rivelare quanto di sua conoscenza in ordine alla morte dell’amica”.

GM