“99 giorni”: recensione

99-giorni_7504_x1000Prendete un pizzico de La memoria del cuore, il film di Michael Sucsy con Channing Tatum e Rachel McAdams, e un’altra possente manciata de L’uomo della pioggia, la pellicola diretta da Francis Ford Coppola, tratta dal libro omonimo di John Grisham… dopodiché, impastate il tutto con la scrittura fluida dell’autrice best-seller di Dieci piccoli respiri e Quattro secondi per perderti, e tra le mani vi ritroverete 99 giorni, un romanzo di K.A Tucker fatto di mistero e puro romanticismo.

La protagonista della storia è una giovane donna, che abbandonata nella campagna dell’Oregon, dove la credono morta, sfida ogni previsione e sopravvive, ma quando si sveglia non ha alcuna idea di chi sia, o di cosa le sia successo. La donna viene chiamata Jane Doe, ma è un nome che proprio non le si addice, quindi si battezzerà Acqua, perché scoprirà di avere un piccolo tatuaggio sul suo corpo, simboleggiante per l’appunto l’acqua: l’unico indizio di un passato che non ricorda. Accolta da Ginny Fitzgerald, una signora irascibile, ma profondamente sensibile, che vive in una fattoria, Acqua comincerà lentamente a ricostruirsi una vita. E mentre cercherà di rimettere insieme i frammenti di un puzzle che nella sua testa sembra scombinato e poco chiaro, incubi e domande si faranno strada nella sua mente: chi è il vicino di casa che in silenzio lavora sotto il cofano della sua Barracuda? Perché Ginny non gli fa mettere piede nella sua proprietà? E perché sente di conoscerlo? La verità è che Jesse Welles non sa quanto tempo ci vorrà prima che la memoria di Acqua riaffiori. Per il suo bene, Jesse spera mai. Per questo cerca di tenersi alla larga da lei. Perché avvicinarsi troppo potrebbe far riemergere cose che è meglio lasciare sepolte. Ma si sa, l’acqua trova sempre una strada per tornare in superficie…

Ed è con questo dolcissimo impasto che K.A Tucker offre al lettore una vicenda dolorosissima e amara, fatta di violenza domestica e di abusi psicologici, ma anche di infinita tenerezza, perché Jesse sa tutto di Acqua, sa che si chiamava Alexandria Petrova, sa che suo marito Viktor non la trattava bene, sa che poteva chiamarla confidenzialmente Alex, ma soprattutto sa di amarla intensamente e di doverla proteggere a ogni costo. D’altro canto, Acqua sa che può contare solo su se stessa, perché nessuno è venuta a cercarla mentre era in ospedale. Sa anche che Ginny ha un passato che le divora l’anima e che non intende ricordare, ma soprattutto sa che inspiegabilmente la vicinanza di Jesse le fa battere il cuore.

È solo attraverso la lettura di due alternati pov, in cui gli episodi del passato vengono narrati dal punto di vista di Jesse e gli avvenimenti presenti secondo le sensazioni di Acqua, che il lettore scoprirà la loro sofferenza e il loro grande amore. Grazie a questi flashback, comprenderà a pieno cosa è accaduto ad Acqua e perché Jesse vuole stare alla larga. Inoltre, scoprirà la forza volitiva di una donna apparentemente fragile che grazie alle emozioni deciderà di non essere più la vittima sacrificale di un matrimonio feroce.

In definitiva, 99 giorni è un saliscendi di emozioni, e tra le pagine troverete cicatrici, colpi al cuore, stupri, ferite profonde al volto e all’anima, ma anche tanto, tanto amore, perché è un inno alla vita, è una vivida incitazione a tutte quelle donne vittime di violenze di chiudere col passato e di trovare una via di fuga per un’esistenza degna di questo nome.

Infatti, l’incontro tra Jesse e di Acqua/Alex non è un semplice momento da annotare sul calendario: è la storia di due anime, il miracolo di un unico destino. È salvifico, prezioso, profondo, e 99 giorni si legge tutto d’un fiato, perché si ha proprio voglia di dimenticare l’orrore di certe avventure sbagliate e di respirare bene. Perché è questo che fa il libro: allarga i polmoni, fa entrare in circolo l’aria, e con una dolcezza quasi liquida, ci infonde maggiore consapevolezza su un dato di fatto che troppo spesso diamo per scontato, ovvero che ci vuole l’amore per arrivare alla verità. Solo così saremo liberi, presenti, resilienti. Solo così diverremo aria. Solo così finiremo per essere acqua. Solo così sconfineremo e attraverseremo lacrime, pene e avversità, per traboccare nel cuore umano. Lì saremo al sicuro. Lì saremo vivi, pieni, felici, ma soprattutto infiniti.

Silvia Casini

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