“Il clan dei cari estinti”: recensione

cover_sito-571x800Fantasia gotica in perfetto stile Tim Burton, surrealismo magico alla Max Fermine e creatività raffinata come la penna immaginifica di Neil Gaiman. Ecco l’impasto de Il clan dei cari estinti di Carlo Deffenu, un piccolo gioiello narrativo edito da Watson Edizioni.

La storia è narrata con uno stile semplice, lineare, ma profondamente accattivante. Il protagonista è Corrado, un ragazzino un po’ imbranato e molto sensibile. Non è un campione di popolarità. È strano, a detta di tutti, e i suoi occhi sono di due colori diversi: vedono cose bizzarre e inspiegabili. Un segreto che non ha mai rivelato a nessuno. Suo padre è morto a causa di un incidente sul lavoro e da allora la malinconia si è impossessata del suo cuore. I compagni di scuola lo prendono in giro; lo chiamano addirittura Sad per via del suo atteggiamento mesto. Ma lui non reagisce; non ama la violenza. I bulli possono continuare a fare i bulli, lui ha ben altro per la testa. Pensa al suo papà e a sua madre che dalla sua improvvisa dipartita ha perso il sorriso. D’altronde, neanche lui sprizza di gioia e purtroppo, il giorno di Halloween, si traveste da Superman zombie (una simpatica variante horror del noto supereroe), e per racimolare un po’ di dolcetti, va in giro nel quartiere con gli amici.

Dopo un po’, il gruppetto decide di perlustrare la vecchia dimora di Eleanor Mallow, una signora inglese famosa per le sue doti divinatorie, uccisa sessant’anni prima. Secondo alcune voci tra quelle mura è custodita la formula per riportare in vita i morti. Sad, punzecchiato dallo spaccone Mauro, entra nel rudere per scovare la formula, ma soprattutto per farsi bello agli occhi di Giulia, la ragazzina di cui è follemente innamorato. In verità, ha una paura matta di varcare la soglia di quella casa piena di segreti, ma il suo sogno è riportare in vita suo padre e quindi perché non tentare? Così, armato di solo coraggio, si intrufola nella catapecchia, ma qualcosa va storto e finisce nell’aldilà, dove scopre che non tutti i morti sono davvero morti. Perché? Semplice: le persone che muoiono il 31 ottobre e vengono seppellite il 2 novembre, muoiono solo un po’. Mantengono alcune peculiarità della vita terrena, le ferite continuano a sanguinare, la fame resta immutata, ma soprattutto si riuniscono in un club esclusivo: il Clan dei cari estinti. Ed è proprio vagando nel cimitero che incontra gli spiriti speciali come lui (i “rinati”), e i fantasmi semplici.

Ecco perché viene aiutato da Isotta, Italo, Malto e dalla leggendaria Eleanor Mallow a capire come funzionano le cose in questa nuova dimensione. Ed ecco perché, ora più che mai, comprende a pieno il senso di famiglia e ciò che è giusto fare quando si amano i propri cari. Già… perché a volte, per essere felici, occorre sacrificarsi in nome dell’amore. Ed è questa la forza che lo supporta nelle avversità. È indubbio: Sad ha un gran cuore. Così, in questo oltretomba popolato da spiriti malvagi, corvi terrificanti, trapassati ciarloni e defunti mafiosi, Sad riuscirà ad abbracciare (per modo di dire) suo padre Ninetto e suo nonno Bachisio. Ma proprio come in vita non poteva fidarsi di nessuno, anche in questo universo fatto di pura energia vale la stessa regola. Sarà Eleanor Mallow, custode della formula e capo del Club dei cari estinti, a ripeterglielo spesso e volentieri. Ma allora come potrà coronare il suo desiderio? Su chi potrà realmente contare? E Leda è soltanto una fantasmina curiosa o nasconde qualcosa di losco? Le sue domande sono ingenue oppure no? E il guardiano Tancredi è soltanto un uomo dedito al vizio dell’alcool o cela qualche scheletro nell’armadio? Be’, Sad dovrà scoprirlo da solo, così come dovrà apprendere i pericoli che si aggirano tra le tombe e le cripte, ma soprattutto come manifestarsi ai vivi senza far prendere loro un colpo.

Insomma, la trama è succulenta, un po’ inquietante, ma dolcemente divertente. E nelle ambientazioni e nella descrizione psicologica dei vari personaggi, Carlo Deffenu è veramente bravo, perché i dettagli sono vividi e tutti i protagonisti della storia sono ben delineati; tutti hanno una voce ben distinta e il lettore lo percepisce sin dalle prime pagine. Per quanto concerne la questione bullismo viene ritratta con grazia, e alla fine il gradasso Mauro troverà persino il modo di farsi perdonare dallo “sfigato” Sad.

In conclusione, Il clan dei cari estinti è un’opera originale, frizzante, accattivante, che tra battute ironiche e sottile sagacia ci mostra un mondo fantastico e sconosciuto; un mondo che dovrebbe farci paura, ma che è pervaso di sentimenti; un mondo in cui talvolta niente è ciò che sembra; un mondo dove le emozioni e la tenerezza sono salvifici più che mai.

Quindi, se avete voglia di una lettura diversa dal solito, non dovete fare altro che lasciarvi  trasportare dalla suggestiva narrazione di questo romanzo gotico per ragazzi (e non solo!), dove, teorie del complotto a parte, non troverete soltanto le vicende avventurose di Sad, ma riuscirete persino a scoprire l’enigma che avvolge i Beatles e Paul MacCartney! E se temete le ambientazioni dark, non abbiate paura, perché il libro è empio di una delicatezza sorprendente e state certi che il suo struggente finale vi commuoverà.

Silvia Casini

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