Terremoto, le conseguenze potrebbero essere disastrose

Terremoto (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Terremoto (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Il recente terremoto che ha sconquassato Umbria, Marche e Lazio ha riaperto il dibattito sulle costruzioni sul territorio italiano. Il nostro paese, infatti, è per il 9% appartenente alla zona sismica 1. Tale percentuale però si estende in maniera significativa in alcune regioni come: la Calabria (50%), l’Abbruzzo (33%) e Campania, Basilicata, Umbria e Molise (tra il 20 e il 30%). Purtroppo le abitazioni residenziali a maggior rischio sismico sono poco meno di 1,9 milioni di case. Oltre la metà di tali fabbricati (52,5%) sono stati edificati prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche nel 1971, di queste il 42% si trova in Calabria, mentre il 13% in Campania.

Insomma la situazione sembra essere davvero particolare. Troppo spesso, infatti, ci troviamo a parlare di interi paesi sterminati da scosse che, a conti i fatti, sono di magnitudo relativamente bassa. In Italia purtroppo l’edilizia del secondo dopoguerra ha creato danni inimmaginabili, con abitazioni che sono pronte a crollare anche con un acquazzone, figurarsi se non con un evento tellurico, se pur di bassa potenza. La speranza è che le stragi degli ultimi mesi siano le ultime e che spingano la popolazione ad una prevenzione più attenta. Viviamo in una zona sismica e questo lo abbiamo sempre saputo, ora però è arrivato il momento di cominciare a costruire case consone al territorio che abitano, altrimenti ad ogni nuova scossa ci ritroveremo come sempre a fare la conta dei morti e degli edifici che si sono sbriciolati.

Antonio Russo