“In prima linea ad Amatrice, ho visto l’inferno a Rigopiano”

Soccorsi a Rigopiano (Twitter)

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Per tutta la notte, i soccorritori hanno lavorato tra le macerie dell’Hotel Rigopiano, travolto da una slavina causata da neve e terremoto, ma non sono ancora riusciti a trovare alcuna persona, oltre al quarto corpo senza vita che sarebbe stato individuato ieri e non ancora tirato fuori. Al momento, dunque, ci sono tre cadaveri estratti da sotto le macerie, due soli sopravvissuti e una trentina di dispersi. Tra questi, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, spiega che c’erano quattro bambini. L’allarme era scattato a qualche ora dal terremoto, ma solo nella notte tra mercoledì e giovedì i soccorritori, muniti di sci, sono giunti sul luogo, molto isolato.

Lo scenario che i soccorsi si sono ritrovati davanti è agghiacciante, “non c’è più niente”, ha tenuto a sottolineare qualcuno di loro, mentre a ‘Repubblica’ il maresciallo della Guardia di Finanza, Lorenzo Gagliardi, il primo a giungere sul posto con la sua squadra di alpinisti di Roccaraso, dopo aver percorso “otto chilometri con gli sci”, spiega di aver avuto voglia di piangere, “ma le lacrime non uscivano, se le era prese tutte il freddo durante il tragitto”. Drammatico il racconto del maresciallo della finanza: “Scavavo con la pala, con le mani, con un ramo… la sonda ci aveva fatto capire che lì, sotto tre metri di neve, c’era qualcuno. E io nella mia testa ci parlavo, con quella persona. Arrivo, arrivo, resisti…ti riporto io a casa. Sei troppo forte, non puoi morire così, dai che arriviamo. E invece..”.

Tutto ha inizio nel tardo pomeriggio di mercoledì: “Ci hanno allertato alle 19.30. Inizialmente dovevamo andare a Campotosto, dove c’era una slavina con una persona sotto, ma poi lì sono stati impiegati quelli dell’Aquila. Lungo la strada abbiamo trovato tutti i mezzi dei soccorritori bloccati dalla neve, dagli alberi caduti, dai detriti. Tra l’ultimo pezzo di strada libero e l’albergo Rigopiano c’erano 8 chilometri”. Sul percorso “c’erano altre due slavine”, spiega Gagliardi: “Avanzavamo in colonna, a distanza di 20 metri l’uno dall’altro: in questo modo se fosse arrivata un’altra valanga non ci avrebbe travolto tutti. Facevamo i turni per stare a capo della fila: il primo infatti ‘batte la traccia’ sulla neve fresca, fatica molto di più degli altri”.

L’arrivo all’Hotel Rigopiano

In piena notte, alle quattro, l’arrivo all’Hotel Rigopiano: “Non c’era quasi più niente dell’albergo, solo una collina bianca. L’unica parte accessibile era la zona fitness e la palestra. Ci siamo fatti largo tra gli attrezzi, ma non c’era nessuno. Abbiamo provato col vano ascensore: crollato anche quello. La neve era nelle stanze, come se un cannone l’avesse sparata a forza dentro. Chi conosce l’albergo mi ha detto che si è spostato di 20-30 metri. La slavina l’ha travolto dalla parte posteriore, dalla zona della cucina e delle camere. Sentivo un rumore monotono, un generatore si era azionato in modo automatico. C’era una luce nel vano caldaia. Gli unici due segni di una qualche presenza umana. Poi abbiamo visto quella macchina…”.

Nell’auto ci sono Giampiero Parete e Fabio Salzetta, gli unici due sopravvissuti della tragedia, “ancora vivi grazie all’impianto di riscaldamento”. Il maresciallo Gagliardi ascolta quello che gli dice Parete, che sotto quella slavina ha intrappolata la sua famiglia, gli dice “che lui poteva andare in ospedale, perché qui ci rimanevo io. Ho 48 anni e due figlie, so cosa significa. Gli ho fatto una promessa, da padre a padre”. Salzetta invece resta coi soccorritori per diverse ore, “ci ha indicato i punti della struttura dove cercare. Piantavamo le sonde, e poi scavavamo. Così, per tutta la notte, fino all’alba”. Col far del mattino, il numero dei soccorritori aumenta, ma Gagliardi – che era in prima linea anche ad Amatrice – si sente come investito da una missione: “Ho conosciuto quel padre disperato. Gli devo riportare la sua famiglia”.

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GM