Crisi coreana: i rischi delle scelte suicide di Kim Jong-un

(ED JONES/AFP/Getty Images)

Prosegue la crisi tra Usa e Corea del Nord: nei giorni scorsi, Donald Trump ha replicato alle parole di un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano sulla reazione del regime di Pyongyang alle minacce statunitensi avvertendo Kim Jong-un di “fare la cosa sbagliata” con la minaccia di bombardare gli Stati Uniti. Per tutta risposta, il nipotino del dittatore capostipite della dinastia, Kim Il-Sung, nel 105esimo anniversario della nascita del nonno, attraverso gli esponenti del suo governo, ha minacciato gli Usa: “Risponderemo a una guerra totale con una guerra totale, e a una guerra nucleare con il nostro stile di un attacco nucleare”.

Sono tanti ora gli osservatori internazionali che credono che Pyongyang stia giocando col fuoco. Sul Daily Mail, Mark Almond, docente di Oxford ed esperto di strategie di guerra, sottolinea come il dittatore nordcoreano “stia spingendo uno dei Paesi più poveri al mondo a una guerra contro l’unica superpotenza mondiale”. Osserva Almond: “Sa che non può vincere, ma sa anche che una seconda guerra coreana sarà un bagno di sangue perché ha un vasto arsenale da sfruttare contro il popolo sudcoreano”. Un’opzione suicida alla quale Kim Jong-un sembra intenzionato ad andare in contro ed è così in corso un terribile braccio di ferro che si sta diffondendo tra il leader supremo e il nuovo presidente americano. Come suo padre e nonno, Kim Jong-un si è abituato ad affrontare l’America e le Nazioni Unite, ignorando le sanzioni e sfidandole con prove ripetute di missili nucleari e balistici.

I rapporti tra Washington e Pechino

Inoltre ha piazzato i propri aerei verso il confine sudcoreano e nel frattempo anche gli Usa hanno rilasciato diverse immagini in cui ‘mostrano i muscoli’ e fanno notare di essere pronti a fronteggiarsi. In sostanza, più che una guerra fredda, quelli in corso hanno tutta l’aria di essere i preparativi per una guerra vera e propria. Almond ricorda: “Pyongyang è a conoscenza che questa amministrazione Usa non ha paura di usare la forza contro i suoi nemici o si allea con i nemici precedenti se la situazione lo richiede. Prima della sua elezione, Trump ha parlato duramente della Cina come rivale commerciale e come protettore del regime nordcoreano”. La scorsa settimana, invece, il presidente Usa ha avuto un incontro con il proprio omologo cinese, Xi Jinping, successivamente Pechino si è astenuta all’Onu rispetto a una nuova risoluzione di condanna del regime di Bashar al Assad per l’utilizzo di armi chimiche.

Si tratta di segnali di distensione tra i due Paesi che Pyongyang non può sottovalutare, perché è molto probabile che la Cina, pur avendo sottolineato di cercare una soluzione politica, sembra difficilmente disposta a correre in aiuto di Kim Jong-un in caso di un attacco. Peraltro, proprio ieri, il ​​ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha alzato la voce con un grido di allarme, avvertendo che la guerra potrebbe “esplodere in qualsiasi momento” e sollecitando tutte le parti a smettere prima di raggiungere un “stadio irreversibile e inadattabile”. I cinesi sanno che Kim Jong-un non è la loro marionetta duttile. Contro il dittatore, che peraltro ha eliminato i propri possibili sostituiti, incluso il fratellastro ucciso in Malesia col gas tossico, si è schierato anche lo zio, Jang Song-thaek.

Rischio armi chimiche

In pratica, le scelte folli e suicide di Kim Jong-un lo stanno portando all’isolazionismo sia tra gli antichi alleati che anche all’interno del suo stesso Paese. Ma quella del nucleare non è l’unica minaccia: il dittatore ha accumulato una montagna di armi chimiche e agenti nervosi tossici che potrebbero costituire una minaccia più immediata. Il primo ministro del Giappone ha parlato delle sue paure per un razzo pieno di sarin che è stato sparato verso il suo Paese. Insomma, conclude Mark Almond nella sua analisi, “ci troviamo di fronte al gioco più pericoloso dopo la crisi dei missili cubani nel 1962”.

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