Amanda Knox: “Mi ritrovo nel dramma che sta vivendo Michelle”

    Michelle Carter (foto dal web)

    Si è concluso il processo nei confronti di Michelle Carter, una ragazza diciottenne di Plainville, nel Massachusetts, che era formalmente accusata di omicidio colposo per la morte di Conrad Roy, un giovane di un anno più grande di lei con cui da tre anni aveva una relazione platonica. La giovane è stata condannata a un anno e tre mesi di reclusione ed è scoppiata in lacrime alla lettura della sentenza. Con lei si è schierata, in un editoriale sul Los Angeles Times, Amanda Knox, a lungo accusata del delitto di Meredith Kercher e poi definitivamente assolta in Cassazione.

    La ragazza di Seattle ha infatti fatto un parallelismo col suo caso, sostenendo di avvertire un “malinconico senso di déjà vu” e ricordando che anche a lei – come a Michelle Carter – era stata affibbiata l’etichetta di ‘femme fatale’. Amanda Knox, che ha passato in carcere quattro anni prima di essere assolta, ha messo in evidenza il comportamento della giovane che aveva la relazione platonica a distanza, spiegando come questa, al contrario di quello che si è voluto far credere, in più occasioni avrebbe cercato di convincere il giovane a provare a farsi aiutare per i suoi problemi psichici. Amanda Knox ha poi aggiunto che anche Michelle Carter, verso la quale non nasconde la propria simpatia, ha sofferto la depressione, la bulimia e l’anoressia, per cui condannarla equivale a “non aver imparato nulla su come curare i disturbi che possono condurre al suicidio”.

     

    GM