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Scene d’altri tempi, quelle in cui i nostri nonni emigravano all’estero: scene di disperazione, dettate dalla fame, ma anche dalla necessità di programmare il proprio futuro, prima, durante e dopo le due guerre mondiali. Quelle scene, stando a quanto riportato dal Rapporto Italiani nel Mondo 2017 di Migrantes, sembrano essere tornate ad affacciarsi nel nostro quotidiano. Infatti, nel 2016 ben 124.076 persone sono espatriate, in aumento del 15,4% rispetto al 2015. Un’emigrazione che coinvolge soprattutto le giovani generazioni: oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha tra i 18 e i 34 anni. Il dato è ancora più allarmante se si pensa che la crescita è di quasi il 25%.

Dal 2006, la mobilità italiana è aumentata del 60,1%: il dato è in crescita costante. Si pensi che nel 2013 i giovani espatriati erano circa 94mila. Secondo l’Aire, gli italiani che vivono all’estero sfiorano oggi i cinque milioni, a fronte dei 60 milioni di residenti nel nostro Paese. Praticamente, otto italiani ogni cento vivono in un altro Stato estero. Le comunità italiane più numerose sono in Argentina (804mila), Germania (724mila) e Svizzera (606mila). E nonostante la Brexit, il Regno Unito è il Paese che ha vissuto un vero e proprio boom di immigrazione dall’Italia: più di un migrante su cinque, nell’ultimo anno, si è iscritto alle liste dell’Aire in quel Paese.

Il profilo dell’emigrante italiano sta notevolmente mutando rispetto al passato: ancora oggi, la maggior parte di loro arriva dal Mezzogiorno d’Italia, anche se la Lombardia, con quasi 23 mila partenze, si conferma la prima regione per partenze, seguita dal Veneto, ma sono sempre meno le famiglie e sempre più i single che scelgono di andare via. Ciò nonostante, i nuclei familiari – ristretti o allargati – sono ancora la maggioranza. Aumentano anche i figli di italiani nati all’estero, che ora sono ormai due milioni. Prevalgono i migranti di sesso maschile, tranne che in una fascia di età, quella delle over 85.

 

GM