L’arresto di Grover Macuchapi (foto dal web)

Sua moglie era deceduta da appena un’ora, quando il giovane vedovo, entrando in camera mortuaria, si è ritrovato davanti una scena allucinante. Infatti, davanti ai suoi occhi c’era un infermiere con i pantaloni abbassati che stava abusando sessualmente del cadavere della defunta, di appena 28 anni. In un primo momento, il vedovo è rimasto inebetito, pensando addirittura che quando stava vedendo potesse essere causato dalla confusione dettata dal dolore. Poi però ha capito che era tutto vero, così si è avventato sull’infermiere colpendolo alle spalle. Quindi lo ha immobilizzato e consegnato alla polizia. L’episodio è avvenuto all’Hospital de Clinicas di La Paz, capitale della Bolivia.

Anche se la polizia ha mantenuto un certo riserbo sulla delicata vicenda, è emerso il nome del necrofilo. Si tratta di Grover Macuchapi, un infermiere di 27 anni, che è stato arrestato per atti osceni e profanazione di cadavere. Le immagini dell’uomo in manette hanno già fatto il giro del mondo. Il capo della polizia Douglas Uzquiano ha spiegato che l’infermiere ha tentato di giustificare il gesto, spiegando di essere caduto come in trance: “È successo qualcosa. Era tutto come in un sogno: l’unica cosa che ricordo è di aver ricevuto un colpo alle spalle”. Ora dovrà rispondere davanti ai giudici delle gravissime accuse.

La necrofilia è una perversione sessuale che qualcuno è arrivato a giudicare lecita. Si tratta di Sabri Abdul Rauf, docente di Giurisprudenza comparata dell’Università ‘al Azhar’ del Cairo, il quale ha scioccato il pubblico che assisteva ad una trasmissione tv nella quale era ospite affermando che “fare sesso con la propria moglie morta è qualcosa di assolutamente lecito”. La cosa ha scioccato le autorità egiziane, i colleghi di Rauf e l’opinione pubblica. L’università ‘al Azhar’ rappresenta uno dei centri religiosi più importanti dell’Islam sunnita. Il professore definisce “insolita” questa pratica, ma afferma con sicurezza che “fare sesso con la moglie appena morta è comunque “halal”, lecito”. Questa usanza è chiamata in gergo “coito d’addio” e non va vista come una profanazione di cadavere.

GM