Quarto Potere

La prima regola per scrivere una recensione è farsi il più oggettivo possibile, cercare di uscire dall’io critico ed entrare nell’io spettatore. Per questo capolavoro della cinematografia, forse il film più bello e importante di sempre, è davvero difficile. Perché per uno studioso si di cinema, ma comunque alle prime armi, parlare di una pellicola così importante è commovente e veramente molto complesso. Ma la strada è quella e bisogna provare ad analizzare anche l’impossibile.
Dopo questo breve cappello, forse per i più inutile, va sottolineato ancora una volta che il debutto alla regia di tale Orson Welles è forse il più grande capolavoro che la storia del meccanismo cinema abbia tirato fuori. Senza alcun dubbio è un connubio di classe cinematografica vera e propria, di invenzioni uscite dal nulla, di una fotografia di maestria impressionante e di una sceneggiatura che appare intrecciata ma perfetta.
La pellicola parte con una violazione, con un lento movimento in avanti viene superato un cancello con sopra la scritta “No Trepassing” (non oltrepassare) per entrare nella magnifica tenuta di “Xanadu”. Poco dopo si vede il dettaglio di una bocca baffuta che pronuncia la parola “Rosebud”, una palla di quelle con la neve cade e si rompe e da dentro l’immagine distorta mostra la cameriera che entra nella camera. Charles Foster Kane è morto. L’atto di violazione rappresenta l’infanzia violata del piccolo Charles, verremo a scoprire che al bambino di famiglia povera per un futuro benessere sarà negata la spensieratezza giovanile. Kane si trasformerà in un egocentrico magnate, sempre pronto a sfruttare tutto e tutti per la fama di lui e di chi gli sta accanto. Il film girerà intorno alla figura di questa misteriosa parola “Rosebud” per concludersi senza capire la provenienza di essa. Solo lo spettatore sarà in grado di scoprire nella scena finale lo slittino che si scioglie tra le fiamme. Rosebud era lo slittino con cui il bambino Charles giocava nel momento in cui ha abbandonato la sua famiglia e la sua spensieratezza. Da lì nascerà un gioco di doppi, ci sarà un secondo slittino regalato da Thatcher, “Crusader”, e Charles avrà due mogli; due migliori amici; oltre a due slittini. La dualità rappresenterà la frattura interna a Kane un personaggio che da una parte ha un’innocenza perduta e dall’altra un’aggressività procurata.
Il film si conclude uscendo dal recinto da non oltrepassare dopo aver visto lo slittino in cenere; si ristabilirà un equilibrio.
Viviamo di ricordi, siamo attraversati dalle voci del passato e siamo collocati in un presente che non ha confini, e che gira intorno a una parola che non si sa da dove deriva. In tutto questo la maestranza del cinema onorato sin dalle origini: si omaggerà la fantasia di George Melies e la vocazione realistico-documentaria dei Lumiere.
All’intero di questo la passione di un uomo per il cinema. Lo sviluppo definitivo della profondità di campo che qui risulta espressa nei massimi termini nella sequenza dell’affidamento del bambino. La sovrapposizione delle immagine tra passato e persona che testimonia sono poi dei piccoli capolavori. Grande merito va condiviso con il maestro della fotografia Raoul Coutard.
Incredibilmente rovinato da una pessima traduzione italiana (Rosebud= Rosabella).
Senza sprecare altri inutili commenti oltre a queste poche scialbe righe di commento mi permetto di dire che per essere all’altezza di un film così bisognerebbe nascere critici dentro e trascorrere la vita a imparare per poi poter giudicare; solo complimenti.

Matteo Fantozzi