Bolivia, battuta d’ arresto per Evo Morales

La Bolivia di Evo Morales aveva visto fino a questo momento confermata la fiducia popolare nelle varie scadenze elettorali. Tuttavia nelle elezioni che si sono tenute il giorno di Pasqua il partito di Evo, il Movimiento al Socialismo, ha subito un arretramento e pur mantenendo un notevole peso ed erodendo le posizioni dell’opposizione di destra nelle province in cui è più radicata, il Mas non ha vinto come e dove voleva.

La Bolivia di Evo Morales, che aveva superato il conflitto più acuto con l’opposizione di destra grazie all’appoggio dell’UNASUR nel settembre 2008, aveva visto fino a questo momento confermata la fiducia popolare nelle varie scadenze elettorali. La prima elezione nel 2005 era stata netta, col 52% ma in dicembre Evo era stato confermato presidente con un clamoroso 64%, frutto di lunghe mobilitazioni di massa e di scontri duri con le oligarchie delle province che minacciavano la secessione, appoggiate dagli Stati Uniti, dall’alto clero e da settori dell’esercito.

Tuttavia nelle elezioni che si sono tenute il giorno di Pasqua il partito di Evo, il Movimiento al Socialismo (MAS), ha subito una forte battuta d’arresto. Subito dopo si è discusso molto alla televisione e soprattutto nelle radio (molto più ascoltate) su chi aveva vinto. Ma è certo che, pur mantenendo un notevole peso ed erodendo le posizioni dell’opposizione di destra nelle province in cui è più radicata, il MAS non ha vinto come e dove voleva. Ha perso soprattutto il posto chiave di sindaco di La Paz: il suo candidato è rimasto a 12 punti di distanza dal vincitore. Il partito vincitore, Movimiento sin Miedo (Movimento senza Paura), era stato fondato da Juan Del Granado e pochi altri leader della sinistra boliviana nel 1999, dopo una scissione dal MIR (Movimiento de la Izquierda Revolucionaria) dell’ex presidente Jaime Paz Zamora al momento del suo avvicinamento al partito di Banzer, e aveva poi sostenuto Evo fin dal 2005 contribuendo in modo determinante alla sua elezione.

Quando l’MSM aveva cominciato a criticare su certi aspetti “da sinistra” l’operato del governo, e soprattutto la corruzione di alcuni settori dell’apparato, Evo Morales si era impegnato a fondo per batterlo e ottenere un trionfo del MAS, che sembrava a portata di mano. Aveva minacciato perfino di far arrestare Del Granado, sindaco uscente di La Paz, accusandolo di malversazioni. Ma è stato eletto trionfalmente sindaco Luis Revilla, ugualmente del MSM. Assurdamente, mentre sembrava possibile sconfiggere l’opposizione di destra, la decisione del MAS di rompere l’alleanza con l’MSM ha contribuito a far crescere un’opposizione di sinistra che era perfino impossibile immaginare appena pochi mesi fa.

Il presidente Evo Morales Ayma, ha manifestato la sua soddisfazione per i risultati ottenuti, ma molti dei suoi collaboratori sono perplessi. È vero che sono aumentati i consiglieri e le percentuali del MAS in alcune città dominate dalla destra, ma non si può sorvolare sull’arretramento nei tre dipartimenti occidentali dove il partito di Evo aveva raggiunto nel dicembre 2009 oltre l’80% dei voti, e ora sfiora appena il 55%. Inoltre i governatori di destra di Beni, Santa Cruz e Tarija, hanno ottenuto di essere rieletti, e i loro candidati hanno vinto anche nei municipi di Santa Cruz, Tarija, Potosì, Sucre, Trinidad.

Altro sintomo allarmante, delle 9 più grandi città, il MAS ne conserva solo 2: cinque sono andate alla destra e due al MSM. Non si tratta solo della difficoltà a consolidare l’appoggio della popolazione urbana: il MAS ha perso alcune importantissime regioni a forte componente indigena, in cui i contadini hanno denunciato che i candidati del MAS erano stati paracadutati da fuori, senza rispettare le decisioni delle comunità. Ad esempio ad Achacachi, una zona che è stata al centro dei blocchi indigeni del 2001 e della guerra del gas del 2003, gli aymara hanno deciso di respingere i candidati imposti dall’alto, e quando Evo si è presentato poche ore prima delle elezioni per sostenerli, li hanno fischiati alla presenza del presidente, preannunciando un voto che li ha puniti duramente, assegnando al MSM quattro volte più voti che al MAS, mentre alle elezioni presidenziali dell’anno scorso in tutta la zona del Titicaca Morales si era avvicinato addirittura al 100%

Lo stesso è accaduto in diversi municipi indigeni minerari del Nord di Potosí, un altro storico bastione del MAS. E perfino a El Alto, l’enorme agglomerato alle porte di La Paz con un milione di abitanti arrivati dalle zone minerarie andine negli ultimi anni, il candidato governativo Edgar Patana l’ha spuntata con appena il 40% dei voti, sfidato da due candidati, tra cui una quasi sconosciuta giovane di 29 anni del MSM, in una votazione che rivelava l’irritazione della popolazione nei confronti di una direzione sindacale che fa commercio delle cariche dello Stato, è sospettata di corruzione e accusata di appoggiarsi a reti clientelari.

La situazione è resa più complessa dal sistema elettorale, che rende ingovernabili la maggior parte delle città, perché la maggioranza che ha permesso l’elezione di un candidato viene spesso rovesciata nel consiglio, o è paralizzata dalla parità tra il MAS e un altro partito, ed è quindi dipendente dal voto di una formazione minore. È una situazione che si presenta a La Paz, El Alto, Oruro, Cochabamba e Sucre, e che avrebbe reso opportuno tentare di evitare lo scontro con la potenziale opposizione di sinistra, che si è invece inasprito nel corso della campagna elettorale.

Inoltre in certe zone il risultato ha portato a un esponente di un partito come sindaco del capoluogo, mentre il partito contrapposto ha vinto le elezioni per il governatore. Molti commentatori ritengono quindi indispensabile un accordo per una riforma della legge elettorale, e forse per questo alcuni governatori di destra, a partire da quello di Santa Cruz Rubén Costas, hanno fatto dichiarazioni molto concilianti nei confronti di Evo Morales: probabilmente per approfittare della divisione del fronte che aveva vinto alla grande le elezioni presidenziali del 2009 per ottenere altre concessioni. Un dato preoccupante…

Antonio Moscato – ilmegafonoquotidiano