Iraq, per la formazione del governo si cerca aiuto in Iran e Arabia Saudita

Prosegue il pellegrinaggio dei politici iracheni a Teheran e Riyadh per cercare una via d’uscita dalla crisi politica attuale, che porti a convocare la seduta parlamentare che dovrà eleggere il presidente della repubblica e il presidente del parlamento. Il presidente della repubblica avrà poi il compito di incaricare il raggruppamento vincitore delle elezioni di formare il governo.

La maggior parte dei politici iracheni dei vari raggruppamenti che hanno preso parte alle elezioni si erano recati in visita a Teheran, ad eccezione della lista laica di Iyad Allawi; così come si erano recati a Riyadh per incontrare la leadership saudita, ad eccezione del raggruppamento del primo ministro Nuri al-Maliki (la scorsa settimana anche alcuni membri della lista Iraqiya di Allawi si sono infine recati a Teheran, allo scopo di rassicurare il regime iraniano sul fatto che un eventuale governo guidato dalla lista Iraqiya non sarebbe un governo anti-iraniano (N.d.T.) ).

In passato era Washington ad avere l’ultima parola nella formazione del governo e nella definizione delle alleanze, ed anche a giocare un ruolo di primo piano nella scelta del premier incaricato, ma sembra che l’epoca d’oro dell’America in Iraq stia per tramontare, sebbene ci siano ancora più di 100.000 soldati americani nel paese.

La competizione irano-saudita per la supremazia in Iraq ormai balza agli occhi. Ciascuna delle due parti cerca di creare una base di propri sostenitori ed alleati, utilizzando ora l’arma del denaro, ora il fattore religioso e confessionale. E’ paradossale che il regno saudita, che adotta una versione dell’Islam sunnita considerata fra le più intransigenti, abbia ospitato alcuni leader iracheni che si ispirano a una versione dello sciismo non meno intransigente, ed abbia sostenuto apertamente una lista “laica”, la lista Iraqiya guidata da Iyad Allawi che ha ottenuto la quota maggiore di seggi (91) in parlamento.

Va ricordato che Allawi volle recarsi in visita a Riyadh pochi giorni prima delle elezioni parlamentari, come se volesse inviare un messaggio ai propri elettori, ed in particolare ai sunniti, sul fatto che egli si sarebbe mantenuto fedele all’appartenenza araba dell’Iraq, ed allo stesso tempo si sarebbe tenuto lontano dall’Iran.

Il fatto che i paesi arabi vicini abbiano scommesso su Allawi – in questo gli arabi del Golfo si sono trovati d’accordo con i siriani e con gli egiziani (ovviamente stiamo parlando a livello dei rispettivi governi) – è stato il risultato del crescente timore nei confronti dell’ascesa dell’influenza iraniana in Iraq (attraverso alcuni partiti di ispirazione settaria), del tentativo di sviluppare e consolidare un’identità nazionale irachena (simboleggiato con chiarezza dalle recenti elezioni nelle quali gran parte degli elettori iracheni si sono tenuti lontano dagli “inturbantati”) e dell’aspirazione ad una società irachena laica.

Esaminando il conflitto irano-saudita finalizzato ad acquisire influenza e sostenitori in Iraq, è necessario prendere in considerazione la natura di questo conflitto e il panorama politico iracheno attuale per valutare con esattezza le possibilità di successo e di fallimento che hanno entrambe le parti.

L’influenza iraniana in Iraq si è tradotta in uno sforzo di influenzare la competizione politica irachena attraverso partiti iracheni di ispirazione settaria che erano stati fondati a Teheran e che avevano stabilito la loro sede nella capitale iraniana. Tali partiti avevano costituito delle milizie con il sostegno iraniano, le quali erano divenute la spina dorsale delle forze di sicurezza e dell’esercito iracheni. L’influenza saudita ha invece accumulato un ritardo di almeno sei anni, e si basa su forze che non possiedono milizie e che non hanno una presenza tangibile nelle istituzioni dello stato.

E’ probabile che questa competizione porterà a un inasprimento della polarizzazione politica attuale ed a un allargamento delle fratture esistenti, oltre che ad un inasprimento delle divisioni settarie nel paese, piuttosto che al loro ricomponimento sulla base dell’unità nazionale e di un’identità irachena indipendente.

In altre parole, possiamo dire che il pellegrinaggio dei politici iracheni a Riyadh e a Teheran potrebbe non accelerare la costituzione del governo promesso, né facilitare la soluzione della crisi attuale. Anzi, potrebbe accadere proprio il contrario, poiché la sempre più aspra contesa irano-saudita, e il fatto che i due paesi si trovano su fronti contrapposti, si ripercuoteranno inevitabilmente sulla situazione irachena e la complicheranno ulteriormente.

Traduzione a cura di Medarabnews.com