Striscia di Gaza, la Flotta della libertà romperà l’ embargo di Israele

Porto di Gaza

La Striscia di Gaza si prepara ad accogliere la più grande flotta che sia mai giunta per rompere l’embargo israeliano imposto alla Striscia da quasi quattro anni. Si tratta della Flotta della libertà, proveniente dalla Turchia, che riunisce decine di grandi navi cariche di cibo, medicine ed altri aiuti per la popolazione di Gaza.

Nell’ambito di questi preparativi, il governo palestinese ha deciso di ampliare il porto di Gaza per accogliere le navi, se esse riusciranno a raggiungere la Striscia senza restrizioni o divieti israeliani. Esse sarebbero le prime grandi navi a gettare l’ancora in questo porto dal momento della sua ricostruzione.

I lavori al porto. Il ministero dei Lavori pubblici, in collaborazione con quello dei Trasporti e l’Ente di Soccorso turco IHH, ha provveduto a ristrutturare il porto di Gaza dopo l’aggressione israeliana che l’aveva distrutto, compreso la parte riservata ai pescatori, l’unica della Striscia, e che non costituiva alcun pericolo per Israele…

Il ministro dei Lavori pubblici, Yusuf al-Mansi, in un incontro col nostro corrispondente, ha riferito che i lavori che sta compiendo il Ministero procedono per far sì che la ristrutturazione del porto sia finita entro un tempo determinato, specialmente perché si avvicina l’appuntamento con la Flotta della libertà, che arriverà dalla Turchia il mese prossimo. È infatti stato stabilito che la flotta giunga a Gaza il 24 maggio prossimo. Essa comprenderà tre grandi navi cargo ed altre otto navi cariche di aiuti per la gente di Gaza assediata.

Partecipano 20 Stati. Alla Flotta della libertà partecipano circa venti Stati, tra cui Turchia, Irlanda, Italia, Germania, Indonesia e Giordania attraverso varie personalità politiche (tra cui 50 deputati di vari parlamenti europei) e 1.080 attivisti di varie nazionalità.

Il ministro al-Mansi ha poi spiegato che attualmente sono in corso lavori per rendere più profondo il fondale del porto, affinché possa accogliere navi di media e grande dimensione. Questi lavori sono resi possibili grazie ad una zattera che permette a una grande escavatrice di lavorare.

“Il Ministero ha in precedenza terminato i lavori relativi alle banchine, cosicché il porto è diventato più adatto ad accogliere le imbarcazioni dei pescatori”. Egli si è poi augurato che i lavori di escavazione del bacino del porto possano finire prima dell’arrivo della flotta dalla Turchia.

Minacce della Marina israeliana. Il presidente del Comitato popolare contro l’embargo, Jamal al-Khudari, ha riferito al nostro corrispondente dei suoi timori legati al fatto che la Marina israeliana potrebbe opporsi alle navi della Flotta della libertà, costringendole a rinunciare oppure a dirigersi verso un porto israeliano per controllarne il contenuto. Al-Khudari ha chiesto perciò al Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan di adoperarsi affinché la flotta giunga direttamente al porto di Gaza, senza incontrare ostacoli. Siccome la Turchia ha preso in considerazione tale eventualità, Erdogan ha predisposto che sulle navi salga uno ‘scudo umano’ composto di 1.000 attivisti.

Inoltre al-Khudari ci ha riferito che le navi che compongono la flotta trasporteranno medicinali, apparecchiature mediche ed altri strumenti di cui hanno bisogno gli ospedali; inoltre trasporteranno generatori di corrente, materiali da costruzione (cemento, porte, finestre ecc.). Il presidente del Comitato contro l’embargo ha perciò espresso tutta la propria felicità per quest’iniziativa realizzata da personalità ed organizzazioni di solidarietà di quei Paesi, augurandosi che questi sforzi conducano a passi determinanti ed effettivi per rompere definitivamente l’embargo sulla Striscia di Gaza.

Trepidante attesa. La popolazione di Gaza attende l’arrivo di questa flotta con grande trepidazione, come hanno spiegato vari residenti al nostro corrispondente. Essi hanno mostrato affetto e gratitudine verso chi contribuisce a rompere l’embargo, anche se fosse attraverso l’invio di una sola confezione di latte per bambini.

Muhammad Abu Jarrad abita nel campo profughi di ash-Shati’, nella parte occidentale di Gaza. Egli controlla ogni giorno come procedono i lavori nel porto, e non vede l’ora di veder arrivare la flotta turca e gettare l’ancora nel porto di Gaza, rompendo così l’embargo che soffoca lui e i suoi concittadini. Muhammad ha spiegato che chiunque osservi la loro situazione e la loro vita miserabile non può che pensare che l’occupazione israeliana sulla terra di Palestina ha solo portato distruzione, guerre, assassinii contro tutto ciò che è “palestinese”.

Egli perciò si augura che il carico umanitario della flotta turca serva ad aiutare quegli strati sociali che più hanno sofferto per l’embargo, oltre ai malati rimasti senza cure e che muoiono lentamente, senza che il mondo, silente, si mobiliti…

Negli ultimi tre mesi, Israele ha limitato il carburante per far funzionare la centrale elettrica. La maggior parte della Striscia di Gaza è spesso al buio. Soltanto un numero appena sufficiente di camion entra per evitare che la popolazione muoia di fame; l’Egitto, complice della politica del blocco nei confronti dei palestinesi, sta costruendo un muro di acciaio per impedire alla gente di Gaza di trasportare attraverso i tunnel prodotti di vitale necessità.

“Quando le due barche di Free Gaza sono entrate nel porto, nel 2008, è stato come un sogno. E’ stato un momento storico”, ha dichiarato il dottor Mona El-Farra, vice direttore dell’Unione dei comitati di salute del lavoro. “E tutte le grandi cose iniziano con alcuni sognatori che poi le rendono reali”.

“Per noi a Gaza, il sogno di libertà non andrà perso e accogliamo con favore questo prossimo viaggio con cuore aperto”.

Infopal