Infertilità. Sempre più coppie nei paesi industrializzati hanno difficoltà legate al concepimento.

“Quando i bambini fanno oh, che meraviglia, che meraviglia!” faceva un noto ritornello di una canzone presentata a San Remo da Povia, che di fatto lo ha reso famoso, meritatamente aggiungo io. I bambini sono un miracolo di Dio, appena nascono sembrano così fragili, così piccoli che hai paura perfino di abbracciarli e di stringerli al petto. Allora sei lì che li reggi un po’ in apnea come fossero una vera e propria reliquia, ma poi ti rendi conto osservando quelle manine microscopiche che si aggrappano forte al tuo pollice della loro tenacia, della loro incredibile voglia di vivere.

I bambini senza ombra di dubbio sono il coronamento di una coppia, la completano e la rendono una famiglia tout court, a tutti gli effetti. Diventare genitori è forse il momento più alto della coppia, è la sublimazione stessa dell’ essere marito e moglie. D’altronde per secoli la Chiesa ha sottolineato che lo scopo della coppia, la ratio dell’ istituto del matrimonio è quella prevalentemente della procreazione, di dare nuova vita, di dare seguito alla stirpe e di contribuire personalmente al continuo della specie.

Poi ditemi, cosa c’è di più grande e di più meraviglioso che dare la vita? Creare dal nulla un piccolo “cucciolo di uomo” con quel corpicino e crescerlo forte e sano con tutto l’amore possibile.

Purtroppo spesso il desiderio di diventare genitori va a scontrarsi con l’incapacità di procreare. Sempre più sono oggi le coppie che non riescono ad avere figli o che devono affidarsi  alla procreazione assistita. In passato si credeva che il mancato concepimento dipendesse solo ed esclusivamente dalla donna, che troppe volte è stata colpevolizzata ingiustamente dall’uomo.

Gli studi condotti negli ultimi anni hanno invece sottolineato che nel 50% dei casi è l’uomo ad avere problemi legati alla fertilità. Per decenni c’è stata molta ignoranza e poca consapevolezza da parte degli uomini sull’argomento. Ancora oggi per la stragrande maggioranza il tema dell’infertilità maschile in Italia rimane un tabù.

Infatti, nonostante negli ultimi anni gli uomini abbiano preso maggiore coscienza delle problematiche al maschile legate al concepimento, ancora la quasi totalità degli uomini italiani non fa prevenzione e non si rivolge all’andrologo, quest’ultimo figura quasi sconosciuta ai più.

Mentre storicamente le donne hanno “coltivato” la cultura della prevenzione perché da sempre associate alla loro primaria funzione del concepimento e della maternità, andando quindi periodicamente dal ginecologo senza remore o altre scemenze.

Gli uomini al contrario hanno sempre boicottato la visita specialistica dall’andrologo, pensando che fosse di poca utilità, quasi una cosa ininfluente. In più per molti ragazzi andare dall’urologo a farsi tastare i “gioielli di famiglia” è considerato poco macho.

Il risultato è quindi che ben il 90% degli uomini italiani snobba la visita specialistica senza rendersi conto che la mancata prevenzione può portare a conseguenze drammatiche. Anche l’apparato genitale maschile ha bisogno di fare dei “tagliandi” periodici per garantire un corretto funzionamento.

E’ opinione generale (sbagliatissima) che i genitali dell’uomo siano molto più resistenti alle malattie rispetto a quelli della donna che invece sono considerati delicati e bisognosi di maggiori cure.

L’infertilità maschile diventa oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui cercano un figlio, quando potrebbe essere ormai troppo tardi. Un dato ancora più allarmante è che il 70% degli uomini non si sottopone a visita andrologica nemmeno dopo la conoscenza di una diagnosi di infertilità!

Un aiuto alla prevenzione lo dava la visita militare obbligatoria, dove ogni anno si scopriva che il 20% dei ragazzi è affetto da varicocele. Oggi che la visita di leva obbligatoria non c’è più, si rischia di non avere neanche più questo aiuto.

Comunque, la sensibilità maschile sui problemi relativi all’infertilità, seppure lentamente, sta aumentando grazie anche agli organi d’informazione. A testimoniare questa importante inversione di tendenza è l’incremento delle richieste di analisi del liquido seminale.

Negli anni 60 non si arrivava nemmeno a 500 richieste l’anno, oggi invece, secondo i dati del Laboratorio di Seminologia e Immunologia della Riprodizione dell’Università “La Sapienza” di Roma, le richieste annuali sono circa 5000. Ma bisogna fare ancora molto di più.

Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 30-40% delle coppie nei paesi industrializzati soffre di problemi di fertilità. Le cause possono essere molteplici: inquinamento atmosferico, stress e stile di vita, alimentazione e fattori congeniti. Spesso però il motivo predominante è che molte coppie arrivano al matrimonio ad età troppo matura. Il fattore tempo è la causa principale dell’infertilità femminile. Non a torto spesso si parla di “orologio biologico”che dopo una certa età comincia a perdere colpi.

Un equipe di ricercatori della St. Andrews University, in collaborazione con l’Università di Edimburgo ha condotto uno studio dove si evidenzia che le possibilità di rimanere in cinta dopo i 30 anni sono molto scarse.

La ricerca, fatta su 325 donne, ha dimostrato che fino a 25 anni la fertilità è elevata anche in presenza di stili di vita poco sani, come il consumo di alcool e fumo. Dopo i 25 la situazione cambia drasticamente.

A 30 anni le donne conservano a malapena il 12% degli ovuli che ereditano dalla nascita, percentuale che scende spaventosamente al 3% passati i 40 anni. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “PLOS One”.

Solo 450 dei 2000.000 di ovuli di partenza riesce a giungere a piena maturazione nell’arco della vita di una donna, ecco spiegato il perché del drastico calo delle potenzialità di concepimento per le donne over 30.

Il dottor Tom Kelsey, senza tanti giri di parole ha concluso: “Ci sono donne in attesa della prossima promozione o di incontrare quello giusto, ma intanto non sanno quanto drasticamente declina la loro riserva ovarica dopo i 30 anni”.

Dalle coppie che faticano ad avere figli, che sognano per una vita intera di coronare il loro desiderio di diventare padre e madre, sottoponendosi ad estenuanti visite e cure specialistiche, a madri che abbandonano spietatamente le loro creature appena nate nei cassonetti o addirittura le lanciano dalla finestra, come è accaduto ieri nel Cosentino.

Una donna romena è stata arrestata per tentato omicidio, dopo aver gettato dalla finestra la sua bimba appena nata. I medici di neonatologia dell’Ospedale di Cosenza stanno facendo il possibile per salvare la piccola che rimane in prognosi riservata, ma sembrerebbe non in pericolo di vita.

Fabio Porretta