Il mostro della burocrazia asfissia i cittadini

Il “mostro” della burocrazia “asfissia” cittadini (oltre 2.000 euro e dieci chili di documenti a testa ) e imprese agricole (3 miliardi di euro l’anno e carte per 2 milioni di chilometri).

La burocrazia fa affogare nelle carte sia i cittadini che le imprese agricole. I primi pagano alla ”macchina amministrativa” un costo annuo che supera i 2.000 euro a testa, neonati compresi, e ognuno accumula più di dieci chili di documenti. Non dissimile la situazione per il singolo imprenditore agricolo che annualmente fa i conti con un “onere burocratico” di 7 mila euro, per un totale, per l’intero settore, che supera i 3 miliardi di euro l’anno, ed è costretto a fare pratiche che vanno oltre i tre chilometri e mezzo, che sommate a tutte le aziende operanti nel Paese si arriva a più di 2 milioni chilometri. Questa la denuncia venuta oggi 8 maggio nel corso dell’ iniziativa promossa dall’Inac, il patronato della Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della quarta edizione di “Inac in piazza per te “ che si svolge in contemporanea in oltre cento capoluoghi di provincia (a Roma in piazza Cola di Rienzo).

Il costo che è costretto a sostenere ogni cittadino -è stato affermato da Inac-Cia- che rende la nostra “macchina amministrativa” la più cara tra quelle europee, seconda solo alla Francia, dove, tuttavia, l’apparato pubblico, sia in termini di efficienza che di performance, è nettamente migliore del nostro.

Basterebbero, però, poche misure -è stato rilevato durante la manifestazione- per garantire un effettivo risparmio economico. Un esempio per tutti: una riduzione del 25 per cento del carico dell’apparato burocratico, che nel nostro Paese pesa per il 4,5 per cento sul Prodotto interno lordo (contro il 3,5 per cento dell’Unione europea), per determinare un taglio di oltre 5 miliardi di euro. Una somma con la quale si possono mettere in moto interventi a sostegno della ripresa economica e, quindi, dei vari settori produttivi.

Le imprese agricole continuano così ad operare sotto l’assillo di una burocrazia asfissiante che -è stato sottolineato da Inac-Cia- toglie risorse e tempo. Ogni anno servono più di 110 giornate di lavoro per rispondere agli obblighi di carattere burocratico. Ormai l’onere del rapporto azienda-macchina pubblica ‘pesa’ per il 30 per cento sul costo complessivo del lavoro per i piccoli e medi imprenditori. Un costo per le imprese agricole che supera, appunto, i 3 miliardi di euro l’anno, di cui circa un miliardo addebitabile ai ritardi, ai disservizi e alle inefficienze della Pubblica amministrazione.

Non solo. La scarsa trasparenza e un linguaggio complesso e troppo spesso astruso continuano a rappresentare un intralcio notevole per le imprese. Una complessità alla quale si aggiungono ritardi nelle risposte e un’assistenza pressoché nulla da parte dell’amministrazione. Elementi che spingono la quasi totalità delle aziende agricole a rivolgersi a tecnici esperti per poter interpretare il mondo della burocrazia.

Abbiamo a che fare -è stato evidenziato da Inac-Cia- con un vero e proprio “mostro” dai mille tentacoli che impedisce di sviluppare in maniera adeguata l’attività imprenditoriale. Insomma, bisogna assicurare nei rapporti con la Pubblica amministrazione la certezza di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare i rapporti tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre il costo della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale e orizzontale.

Cia