Nonne d’ America in strada contro guerra in Iraq

Si riuniscono ogni mercoledì davanti al Rockefeller center. Rompono il silenzio solo per dire: Portate i nostri ragazzi a casa

Le nonne d’America scendono in strada a protestare. Appuntamento ogni mercoledì sulla Quinta Strada davanti al Rockefeller Center a New York per chiedere il rientro della truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan. In fila ordinata sul marciapiede protestano con dei cartelli appesi al collo senza urlare o infastidire i passanti, il silenzio è interrotto solo da qualche coro: “Portate i nostri ragazzi a casa. Vivi!”

Le nonnine protestano da 330 mercoledì consecutivi, a partire dal 14 gennaio 2009 ogni settimana si ritrovano per un’ora a dire no alle guerre americane. ”Siamo state qui anche con le peggiori condizioni di tempo, sotto la pioggia battente o il caldo estenuante,” ha detto Joan Wile, 78 anni, la prima a lanciare l’idea della protesta. In realtà non tutti i manifestanti che si sono presentati lo scorso mercoledì erano vere nonne, cinque erano uomini e alcune donne erano troppi giovani per avere già dei nipoti, ma quello che conta è la presenza.

Anne Moy viene in autobus dal Lower East Side ogni settimana, sulle spalle 92 anni, è la più anziana nonna a protestare, solo due anni più vecchia di Lillian Lifflander. Jenny Heinz, 65 anni, non è mai mancata anche se era nel mezzo di un trattamento per un cancro al seno. Bert Aubrey, 76 anni, deve appoggiarsi a un bastone durante la protesta, le ginocchia non son più quelle di una volta, ma non manca mai.

Molti turisti si fermano per scattare delle foto, come se le nonne che protestano fossero una nuova attrazione di New York. Ma Jenny Heinz non gradisce: “Molte persone passano e sorridono, ma non si tratta di apparire carini, non è questo il nostro intento. Dobbiamo rompere la routine, quando le persone camminano in strada e ci vedono devono fare i conti con la propria coscienza. Provo tanta rabbia, devo fare qualcosa, non voglio morire con il pensiero di non aver fatto niente per la pace e la giustizia nel mondo”.

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