Deserto del Sahara: inizia la guerra contro Al-Qaeda

Il deserto del Sahara si appresta a diventare un nuovo campo di battaglia, dato che altre quattro entità statali hanno annunciato di voler aprire un quartier generale di comando congiunto nel sud dell’Algeria per fronteggiare la crescente minaccia di Al-Qaeda. Secondo il ministro della difesa algerino il quartier generale di Algeria, Mali, Mauritania e Niger sorgerà a Tamanrasset, il capoluogo dell’omonima provincia, nel sud dell’Algeria.

L’annuncio è arrivato a seguito di un incontro del mese scorso tra alti responsabili dei governi regionali, che è stato accolto dagli Stati Uniti come un passo avanti nello scontro con Al-Qaeda. Gli Stati Uniti hanno a lungo esercitato pressioni per una simile strategia “di coesione” contro l’intensa e potenziata attività di Al-Qaeda nella regione, la quale ora controlla enormi settori dell’inospitale deserto sahariano.

Questa iniziativa regionale contro Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) è considerata dagli Stati Uniti come un “successo” nella loro guerra globale contro il terrorismo, in una regione in cui le forze americane non possono operare apertamente perché ciò non farebbe altro che esasperare la situazione.

Il neo costituito AFRICOM (il comando africano degli Stati Uniti, attivo dal 2008; copre tutta l’Africa ad eccezione dell’Egitto (N.d.T.) ), tuttavia, continua ad addestrare le forze di sicurezza regionali – in particolar modo l’esercito algerino tramite le esercitazioni militari “Flintlock” (esercitazioni annuali nell’ambito della Trans-Sahara Counter-Terrorism Partnership (TSCTP) promossa dagli Stati Uniti (N.d.T.) ), sebbene AFRICOM sia ancora riluttante a fornire agli algerini un sostegno militare diretto o un equipaggiamento militare sofisticato. Il governo algerino, tuttavia, resta il maggior beneficiario dell’attuale accordo. Mali, Niger e Mauritania ne fanno parte per trarne vantaggi economici e strategici.

Si tratta, infatti, di una situazione in cui tutti i paesi che fanno parte dell’accordo hanno qualcosa da guadagnare; dunque non c’è da chiedersi perché molti analisti ritengano che nella migliore delle ipotesi la minaccia di Al-Qaeda sia ingigantita dai rispettivi governi! Comunque, la forza di AQIM non può essere sottostimata; insieme ai ribelli Tuareg e ad altre cellule, essa controlla ampie zone del deserto e rappresenta una seria minaccia alla sicurezza dei rispettivi paesi.

Nel valutare il divario tra la voluta “esagerazione” dei quattro governi e la reale forza di AQIM, si va sul sicuro nell’affermare che ogni regime sta cercando di giocare una doppia partita: ovvero ottenere i massimi benefici interni e i massimi vantaggi politico-strategici nella regione, e allo stesso tempo infliggere un colpo decisivo alle capacità operative di AQIM. Gli Stati Uniti, intanto, giocano sul sicuro combattendo la loro guerra tramite i loro alleati.

In realtà, la militanza di AQIM non rappresenta niente di nuovo, se non la conseguenza dell’ininterrotta guerra civile algerina. L’unica novità è la sua propagazione nella regione. Diciamo chiaramente che le cose non sono come sembrano; ad esempio questa rinnovata battaglia non è esattamente come viene dipinta: governi “legittimi” che combattono i terroristi? In particolar modo il Maghreb degli anni successivi all’indipendenza non è stato una regione autonoma, ma è stato governato da regimi autocratici e laici; essi videro nell’Islam nient’altro che arretratezza.

La secolarizzazione coatta della società algerina sarebbe stata interrotta dalla vittoria islamista negli anni ’90, ma grazie all’intervento militare, “la democrazia è stata salvata”, come scrissero molti giornali francesi subito dopo il colpo di stato. Eliminando dalla società qualsiasi cosa rappresentasse l’Islam, il regime algerino e gli altri governi laici radicali del Maghreb ottennero quello che i poteri coloniali francesi avevano solo potuto sognare, ovvero un genocidio culturale e una totale occidentalizzazione del blocco regionale.

Il laicismo o la modernità, come la definisce l’Occidente, sono la posta in gioco nella regione. Per essere chiari, la vera causa del problema è la secolarizzazione coatta, e non la militanza di AQIM!

Ciò, comunque, non è e non dovrebbe essere considerato una giustificazione per la militanza di AQIM, bensì una realtà di fondo del problema. Mentre agli islamisti – i quali godono ancora di un ampio sostegno da parte della società algerina – viene preclusa ogni via politica, le fazioni estremiste al loro interno sembrano guadagnare terreno. Anche un’analisi superficiale degli ultimi sviluppi fornisce un risultato chiaro: la polarizzazione di entrambi gli estremi nella regione sahariana; i rispettivi paesi che vi prendono parte devono essere pronti ad una battaglia fra gli estremi del laicismo e dell’islamismo all’interno dei rispettivi confini; gli effetti di lungo periodo di questo scontro potrebbero non rivelarsi altrettanto “benefici” di come appaiono ora? In entrambi i casi si tratta di un caso di radicalizzazione della società.

Usama Butt è un analista specializzato in questioni di sicurezza che risiede in Gran Bretagna; è autore del libro di prossima pubblicazione “Pakistan’s Quagmire”

Traduzione a cura di Medarabnews