Fondo europeo salva Stati, Londra dice no

In queste ore a livello europeo si sta lavorando al fondo d’urgenza ‘salva Stati’ per i paesi della zona euro in difficoltà. Ma c’è chi dice no. E’ il caso del Regno Unito, che attraverso le dichiarazioni del ministro delle Finanze Alistair Darling nega la propria partecipazione al progetto. Il rifiuto della Gran Bretagna non dovrebbe comunque ostacolare l’erogazione dei prestiti, poiché per far partire l’iniziativa non è richiesta l’unanimità ma solo la maggioranza qualificata. Nel corso del vertice dell’Eurogruppo tenutosi venerdì scorso, il premier francese Nicolas Sarkozy ha inoltre sottolineato la necessità di procedere nella realizzazione del disegno anche senza l’approvazione di tutti i 27 membri e alla sua posizione si sono allineati anche altri leader presenti all’incontro.
Secondo quanto dichiarato da fonti diplomatiche, il ‘salva Stati’ dovrebbe funzionare come una sorta di Fondo monetario internazionale in miniatura: il meccanismo -facendo riferimento alla clausola 122 del Trattato, che consente all’Unione europea di garantire assistenza finanziaria agli stati membri che si trovino in situazioni critiche a causa di circostanze eccezionali- dovrebbe poter raccogliere tra i 60 e i 70 miliardi di euro, prevedendo la raccolta di fondi sui mercati da parte della Commissione europea a sostegno delle nazioni in difficoltà con l’implicito sostegno della Banca centrale europea.

In occasione della festa dell’Europa, indetta per la giornata di oggi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha diffuso un messaggio in cui sottolinea che “la grave crisi finanziaria e economica, che in queste settimane colpisce duramente l’amico popolo greco, l’incertezza del lavoro e la disoccupazione di lunga durata, la complessità del fenomeno dei flussi migratori, la condizione di rischio delle risorse naturali e energetiche, i sempre più incontrollabili cambiamenti climatici, impongono scelte decisive per il nostro futuro che nessun Paese europeo può illudersi di compiere da solo”. “L’Europa -prosegue ancora il capo dello Stato- non può esitare. Siamo chiamati a promuovere un nuovo e più giusto modello di sviluppo e deve emergere una forte volontà politica comune. L’Europa potrà uscire rafforzata anche da questa crisi se saprà aprirsi a ulteriori decisi passi in avanti sulla via dell’integrazione, sviluppando pienamente le potenzialità e i nuovi strumenti del Trattato di Lisbona, dotandosi di adeguate risorse e agendo sulla scena internazionale con una voce sola e con posizioni autorevoli”.

Tatiana Della Carità