Shkval, il siluro anti-sottomarino che non lascia scampo

    Se alcuni di voi hanno visto il celebre film “Caccia all’Ottobre Rosso”, probabilmente hanno una vaga idea della vita da sottomarino: dentro una bara di metallo è rinchiuso un equipaggio abituato a sopportare gli stenti della vita da sottomarino. Problemi con la riserva d’ aria, problemi di pressione dovuta all’eccessiva profondità, problemi anche quando si cucina della cipolla, visto che l’odore che sprigiona è molto simile a quello delle vecchie batterie elettriche guaste.

    Ma il vero spauracchio dell’equipaggio è il siluro. Uno o più addetti sonar sono all’ascolto per individuare una traccia sonora di un sottomarino nemico; non appena viene rilevata, in base allo spettrogramma, o solo dal rumore, si è in grado di capire che tipo di macchina sia, se sia un nemico o un alleato. E se ha lanciato un siluro nella direzione del vostro sottomarino.

    Ed ecco che si mettono in azione le eliche a tutta potenza, si compiono manovre evasive allo scopo di evitare il bolide, si lanciano falsi bersagli per ingannare il nemico. Tutto questo però pare essere una serie di manovre destinate al passato della guerra sotto il livello del mare grazie ad un nuovo tipo di siluro: il siluro a supercavitazione.

    La supercavitazione è un fenomeno già noto da quasi un secolo grazie al suo parente non “super”, la cavitazione. La cavitazione è capace di perforare delle eliche grazie a delle microbolle che si generano nell’acqua proprio per il movimento rotatorio delle eliche stesse, delle piccole esplosioni che penetrano nel metallo, riuscendo a provocare danni non indifferenti col passare del tempo. Oltre al fatto che l’esplosione di queste bolle provoca rumore e perdita di efficienza.

    La supercavitazione applicata ad un siluro invece è lo sfruttare la cavitazione ai suoi massimi effetti per realizzare un’arma che non lascia scampo ad alcun sottomarino. Un siluro a supercavitazione sfrutta una nuvola di bolle di gas che rivestono il proiettile: avvolto in questo rivestimento più leggero dell’acqua, il siluro viaggia privo dell’attrito provocato dall’acqua sul metallo, riuscendo a raggiungere velocità strabilianti.

    Se già un normale siluro è in grado di terrorizzare un intero equipaggio, immaginiamo questo scenario: un siluro a supercavitazione, avvolto nella sua nuvola di bolle di gas, viaggia ad una velocità di oltre 360 km/h, pari a 3-4 volte la normale velocità di un siluro ad elica. Raggiunge questa velocità utilizzando un motore a razzo, i cui gas di scarico vengono sfruttati per creare una bolla dentro la quale il missile non trova l’ attrito che incontrarebbe se il suo involucro fosse a diretto contatto con l’acqua marina ad alta pressione.

    In effetti il termine siluro non è il più appropriato: si tratta di un vero e proprio razzo progettato per viaggiare sott’acqua.

    Al momento del lancio ha già acquisito una velocità di 90 km/h, e supererà entro pochi secondi i 300 mentre si dirige verso il suo bersaglio. Quello che potete fare, se il bersaglio siete voi, è pregare che la programmazione del siluro sia errata, che qualcuno al momento del lancio abbia effettuato un errore nel calcolare la vostra velocità, profondità o vettore di movimento. Perchè non c’è scampo se un solo siluro di questo tipo vi colpisce.

    Il siluro a supercavitazione è stato inizialmente progettato nel 1960 dalla marina russa (dal Research Institute of applied Hydromechanics di Kiev) con il nome Shkval e la sigla VA-111, allo scopo di conquistare la superiorità strategica nelle battaglie sottomarine.

    In realtà, il concetto iniziale che ha portato allo sviluppo del siluro a supercavitazione è quello di obbligare un sottomarino non localizzato che ha lanciato un siluro in direzione di un mezzo sovietico a svolgere una manovra evasiva rapida, rompendo il cavo di guida del siluro e rendendo innocuo il bolide diretto verso un sottomarino russo.

    Sebbene sia stato segretamene (e molto limitatamente) utilizzato per i successivi 30 anni, la sua presentazione ufficiale risale al 1995, quando la Russia sorprese il mondo svelando che effettivamente esisteva un’arma di quella portata allo show internazionale sugli armamenti di Abu Dhabi.

    Sebbene il prototipo iniziale sia stato scartato per problemi di guida e di raggio d’azione effettivo, l‘ Unione Sovietica ha prodotto subito un modello evoluto, per poi creare una variante “commerciale”, lo Shkval-E, ora in possesso di molte marine mondiali come quasi sicuramente l’ Iran (con il nome Hoot).

    Le sue caratteristiche principali sono:

    •Raggiunge una velocità di circa 370 km/h, pari a 3-4 volte la velocità di un normale siluro

    •Può essere lanciato da normali tubi lanciasiluri

    •Può ospitare una testata di esplosivo convenzionale di 210 kg

    •Ha un raggio d’azione da 7 a 13 km

    A questo punto è facile immaginare come la CIA e la Marina americana abbiano iniziato a sbavare come labrador per possedere quella tecnologia. Un’ arma con quelle caratteristiche avrebbe potuto essere un punto di forza estremamente importante per la supremazia negli oceani di tutto il mondo, e gli Stati Uniti erano fermamente intenzionati ad ottenere quella tecnologia.

    Inizia così una delle operazioni di spionaggio meno conosciute dell’ ultimo secolo.

    Il 5 Aprile del 2000 la FSB (Russian Federal Security Service) russa arresta a Mosca Edmund Pope, un businessman americano, ed un suo complice russo, colpevoli di aver rubato piani scientifici segreti. La FSB ha dichiarato di aver sequestrato disegni tecnici relativi a diverse tecnologie militari, registrazioni audio di conversazioni di cittadini russi che lavoravano nell’ ambito della difesa, e dollari americani utilizzati come compenso per ottenere questi piani.

    Edmund Pope non era semplicemente un uomo d’affari proprietario di un’agenzia di sicurezza privata. In passato aveva lavorato per l’intelligence navale americana con il grado di capitano, e molto probabilmente al tempo del suo arresto continuava a collaborare segretamente con la marina per raccogliere informazioni sullo stato degli armamenti navali russi.

    Il suo interesse, o meglio, quello della marina americana era per lo più incentrato sulla raccolta di informazioni e di disegni tecnici del missile Shkval.

    Ma l’ intelligence americana non voleva affidarsi al solo Pope, tant’è che poco dopo il suo arresto si scoprì che un altro americano, Daniel Howard Kiely, era sulle tracce degli stessi progetti dello Shkval. Kiely era un ricercatore coinvolto nello sviluppo di siluri per la marina americana allo Applied Research Laboratory della Pennsylvania State University, ed al tempo lavorava come supporto tecnico per le attività di intelligence di Pope.

    Sebbene lo Shkval fosse un’arma da superiorità navale incredibile, il piano dell’ intelligence non era quello di sottrarre i disegni tecnici per replicarne le caratteristiche di velocità e super-cavitazione, che potevano già essere replicate dalla tecnologia missilistica americana. Il piano era quello di sottrarre eventuali meccanismi di guida e di manovra del missile, punto sul quale lo US Office of Naval Research pareva essere ancora in acque alte.

    Il progetto High-Speed Undersea Weaponry prevedeva infatti lo sviluppo di un’arma iperveloce come lo Shkval, ma che fosse in grado di essere manovrata in maniera più efficace del suo parente sovietico.

    Attualmente, i siluri a supercavitazione sono in possesso di diverse marine mondiali. Sebbene il loro utilizzo pratico non sia ancora stato sperimentato, visto il tempo di relativa pace in cui viviamo e l’assenza di guerre navali, rappresentano un’ arma in grado di lasciare poco scampo a qualunque sottomarino mai creato al mondo: data la sua velocità, a brevi distanze è estremamente difficile effettuare una manovra evasiva per schivare il bolide.

    Daniele Bagnoli