Istat. Bamboccioni per necessità

Secondo quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese nel 2009, i giovani tra i 30 e i 34 anni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (dall’11,8% al 28,9% del 2009.

La prolungata convivenza dei figli con i genitori dipende soprattutto da problemi economici (40,2 per cento) e dalla necessità di proseguire gli studi (34,0 per cento), mentre la permanenza in famiglia è indicata come una libera scelta solo in terza battuta (31,4).

Tra i motivi economici più segnalati, spiccano le difficoltà di trovare un’abitazione (26,5 per cento) e quella di trovare lavoro (21,0 per cento).

L’Italia ha anche un altro record negativo. Infatti, abbiamo il più alto numero di giovani che non lavorano e non studiano. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Per questo, ha il primato europeo. Hanno un’età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi, e sono a rischio esclusione.

Marco Di MIco