Manovra finanziaria, il ministro Bondi si indigna: “Sono stato esautorato”

Il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi

Non si spengono le polemiche riguardanti la manovra finanziaria studiata dal governo. E le critiche al provvedimento non giungono solo dall’opposizione, ma anche da esponenti della maggioranza stessa. Dopo il giudizio negativo dell’Italia dei Valori -cha ha annunciato che parteciperà alla mobilitazione indetta dalla Cgil per il 12 giugno- e del Partito democratico, anche il ministro Sandro Bondi dichiara di non condividere alcuni punti della manovra. “Avrei voluto che la decisione sugli enti a carattere culturale venisse presa insieme -sottolinea infatti Bondi ai microfoni del Gr1- Il Ministero dei Beni culturali non doveva essere esautorato. Io sono in totale sintonia con Tremonti sulle motivazioni che muovono la manovra, per le difficoltà in cui si muove il paese e la necessità di tagli coraggiosi. Molti degli enti che figurano in quell’elenco (si tratta dei 232 enti, istituti e fondazioni per cui non è più previsto il contributo statale, ndr) vanno soppressi, ma alcuni come il Centro sperimentale di cinematografia, la Triennale di Milano e il Vittoriale, non possono in nessun modo essere considerati lussi. Ora mi metterò al lavoro con i miei collaboratori per capire quali di quegli enti sono eccellenze e quali sono inutili. Ma la scelta va fatta insieme“.

Dichiarazioni, quelle del ministro dei Beni e delle Attività Culturali, che non mancano di suscitare reazioni all’interno del Pdl, soprattutto nella fazione del partito più vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini. Se un esponente autorevole del governo come Sandro Bondi dice di non aver saputo e di non condividere i tagli alla Cultura significa che c’é qualcosa di serio che non va”, afferma Italo Bocchino. “Da un lato -prosegue- è impensabile tagliare risorse al bene più prezioso del nostro Paese, risorse che si potrebbero recuperare abolendo cose inutili e non strategiche come il Pra, l’agenzia dei segretari comunali o l’Unire, dall’altro è grave che il coordinatore del primo partito della maggioranza, nonché ministro, non sia stato avvertito e consultato. Siamo dinanzi all’ennesima prova della necessità di una maggiore collegialità nelle scelte politiche del Pdl”.

Tatiana Della Carità