Ndrangheta a Milano, dalla faida di San Luca a bidelli di una scuola media. La dinastia Nirta continua

Questa è una storia di uomini e di sequestri. La storia di una dinastia e di una faida, la faida di San Luca. Ma soprattutto è una storia di Milano, della mafia a Milano. Una storia che nessuno vi aveva ancora raccontato. 

Giuseppe Nirta, 'U Versu

 

Antonio è nato a Locri 42 anni fa. E’ un uomo difficile, un uomo dell’Aspromonte. Ma dall’ Aspromonte è fuggito in cerca di lavoro e per scappare dal piombo della faida di San Luca che tra agguati e conflitti a fuoco con i carabinieri s’è portata via i suoi tre fratelli: Domenico, Giovanni e Sebastiano. Antonio è un Nirta, come lo è suo padre Giuseppe, 70 anni, conosciuto sulle montagne di San Luca come ‘u Versu. Perché Giuseppe Nirta è un capobastone, ha alle spalle condanne per droga e sequestri di persona. ‘U Versu è un boss della famiglia alleata con gli Strangio nella faida contro i Pelle e i Vottari. Lui è il padre, oltre che di Antonio, di Giovanni Luca Nirta, il marito di Maria Strangio, la donna uccisa per vendetta nella faida di San Luca. La stessa faida che nel Ferragosto del 2007 lasciò a terra 6 cadaveri al ristorante da Bruno di Duisburg. Lo arrestano di nuovo nel maggio del 2008, a San Luca, con l’accusa di essere la grande mente della faida nel corso dell’operazione Fehida. Ma cosa c’entra questa storia con Milano? C’entra moltissimo. Perché Antonio oggi vive sulle colline di San Colombano al Lambro, dove si produce il vino doc di Milano. Ma soprattutto perché Antonio, un precedente per spaccio nel 2002 che lo costrinse all’ obbligo di firma e di dimora, oggi fa il bidello in una scuola di Milano. Una scuola media comunale dalle parti di via Mecenate. Lui, l’uomo sfuggito alla faida, l’ erede del capobastone Nirta oggi vive come un uomo qualunque tra i bambini della Milano bene, ride, scherza con loro e con i loro genitori. A scuola, nella sede distaccata dell’ istituto, nessuno sa niente. E in pochi hanno collegato quel cognome con la storia sanguinaria di San Luca. Del resto il suo conto con la giustizia è stato pagato in silenzio. E oggi ha la possibilità di rifarsi una vita lontano dalla Calabria. 

Ma la sua non è una storia qualsiasi. E non solo per le origini. Ma per capirla bisogna fare un salto all’ indietro. Un salto di trent’anni al 24 settembre del 1981, quando uomini incappucciati e con il mitra in spalla sequestrano il re delle pellicce, il patron del marchio Annabella di Pavia: Giuliano Ravizza. Tre mesi dopo, il giorno di Natale, i carcerieri liberano Ravizza. Per lui è stato pagato il riscatto record di 4 miliardi. Del commando, o meglio, del gruppo dei sequestratori faceva parte anche ‘u Versu. Giuseppe Nirta viene arrestato pochi giorni dopo, il 4 gennaio del 1982. Il Tribunale lo condanna a 27 anni di carcere. Ma cosa c’entra ‘u Versu con questo sequestro? Per la procura di Pavia prima, e la corte d’Appello di Milano poi, Giuseppe Nirta è stato il basista del gruppo, l’uomo che ha dato l’ imboccata ai sequestratori. Ma c’è di più, perché nel lontano 1981 Giuseppe Nirta non stava a San Luca a controllare gli affari di famiglia, bensì a Voghera a uno sputo di chilometri proprio da Pavia. A Voghera, ‘u Versu faceva il bidello in un istituto tecnico. E per i giudici avrebbe sfruttato la sua “faccia ripulita” per avvicinare la famiglia Ravizza. Oggi Giuseppe Nirta, si chiamerebbe collaboratore scolastico. Come suo figlio Antonio che in qualche modo ha seguito le orme del padre. Dalla faida di San Luca, passando per la strage di Duisburg, fino a una tranquilla scuola media comunale di Milano. La dinastia dei Nirta – in silenzio – continua. (cg) 

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