Nelle prigioni israeliane casi di abusi sessuali su bambini palestinesi

Ramallah – Ogni anno Israele arresta in media 700 minori palestinesi e li processa nelle corti militari. La maggior parte dei ragazzi arrestati subisce intimidazioni, violenze fisiche, maltrattamenti, sia prima che durante l’interrogatorio. L’accusa, nella quasi totalità dei casi, è di avere lanciato pietre.

Su 100 testimonianze raccolte da minori tra i 12 e i 16 anni arrestati l’anno scorso, la ong Defense For Children International (DCI) ha scoperto che il 69% sono stati picchiati, bendati e ammanettati e l’81% costretti a firmare confessioni forzate. Sempre nel 2009, DCI ha presentato al Comitato contro la Tortura delle Nazioni Unite, un rapporto di oltre 150 pagine. Solo questo mese sono emersi nuovi cinquanta nuovi casi di maltrattamenti e torture su minori palestinesi da parte di soldati e polizia israeliana.

Nulla di nuovo. Da anni organizzazioni internazionali, israeliane e palestinesi denunciano gli abusi e i maltrattamenti su minori palestinesi da parte dell’esercito e delle autorità di occupazione: il verdetto è sempre lo stesso, l’uso del maltrattamento è non solo diffuso ma letteralmente istituzionalizzato. DCI ha raccolto un’infinità di testimonianze, di ragazzini presi a calci, picchiati, imbavagliati, tenuti a sedere in posizioni scomode, bendati, minacciati anche di morte. Una routine che si ripete. Le confessioni estorte illegalmente vengono poi usate come prove nelle corti militari.

Il nuovo dato sconvolgente che emerge però è il crescente numero delle molestie sessuali e delle minacce a sfondo sessuale. Da gennaio 2009 ad aprile 2010, DCI ha raccolto e presentato all’ONU 14 casi di minori tra i 13 e i 16 anni che hanno denunciato di aver subito molestie sessuali, durante l’interrogatorio e la detenzione.

«Mentre ero seduto a terra un uomo parlando in arabo si è avvicinato e mi ha costretto a seguirlo – ha raccontato un ragazzo palestinese di 15 anni, arrestato a casa sua alle 2 del mattino nel settembre del 2009 – Dopo aver camminato circa 20 metri, da sotto la benda che mi copriva gli occhi ho potuto capire che ci eravamo fermati vicino a una jeep dell’esercito. Mi ha chiesto perché tirassi pietre e bottiglie incendiarie (Molotov). Ho risposto che non lo faccio. A quel punto mi ha preso a schiaffi e ha cominciato a strizzarmi i testicoli cosi forte. Mi ha picchiato e ha ricominciato a stringere forte. Mi ha detto “Non te li lascio andare fino a che non confessi”. Alla fine non ho avuto scelta, ho detto che avevo tirato pietre».

Secondo la denuncia di DCI, strizzare i testicoli dei ragazzi arrestati e minacciarli di stupro al fine di estorcere confessioni è pratica comune tra i ranghi dell’esercito israeliano. Su 600 denunce presentate contro gli uomini delle forze di sicurezza, nessuna singola indagine è stata aperta e condotta, sottolinea DCI.

I minori palestinesi inoltre vengono interrogati in assenza di un avvocato o dei loro familiari e il 32% ha firmato confessioni scritte in lingua ebraica, che quindi non ha potuto leggere e comprendere.

Attraverso gli organismi delle Nazioni Unite, è stato chiesto a Israele di adottare almeno due misure base: che l’interrogatorio avvenga alla presenza di un avvocato o, in assenza di quest’ultimo, che venga registrato in audio o video. Riferendosi alle registrazioni, l’esercito ha risposto che non è in grado per ora di affrontare questa spesa economica.

Da anni si chiede anche la modifica dell’ordine militare 132 che sancisce i 16 anni come maggiore età nei Territori occupati, al posto del normale standard dei 18 anni usato nelle corti israeliane. L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite ha risposto che secondo la legge giordana in vigore fino al 1967 (prima dell’occupazione di Israele sulla Cisgiordania) l’età adulta era fissata ai 16 anni e che modificare un sistema legislativo sotto occupazione è contro le regole del diritto internazionale. Difficile credere in questa motivazione dato che Israele si disinteressa sistematicamente di tutte le altre regole che normalmente viola sotto occupazione, prima tra tutte la costruzione delle colonie e il trasferimento della popolazione ebraica in territorio occupato militarmente.

Barbara Antonelli – Nena News