Lotte per il lavoro in Cina, scioperi e vittoria degli operai della Honda

La Cina è diventata, di recente, il più grande produttore di automobili al mondo e gli scioperi che ne stanno rallentando la sua produzione, come le occupazioni degli impianti Honda, sembra una sorta di battesimo di fuoco per questo nuovo primato.

Le proteste alla Honda, famose per aver ottenuto notevoli aumenti salariali, hanno in parte anche trasformato la percezione dei fatti tragici nella azienda Foxconn. Fino a qualche tempo fa, i suicidi alla Foxonn erano spiegati come questioni personali legate alla psicologia individuale di lavoratori troppo deboli per reggere alle particolari e brutali condizioni di lavoro. Altri analisti, con in mano inappuntabili statistiche, osservavano come, dopotutto, i numeri di tali fatti non era distanti dalla media, considerata la popolazione di oltre 300 mila lavoratori, di una cittadina di medie dimensioni. La Foxconn veniva trattata come una città…seppure una città molto particolare, dato che il suo appellativo è proprio quello di “città proibita”, poiché nessuno può entrare o uscire liberamente dai suoi cancelli.

Ed è proprio la mancanza di mobilità, fisica ma non solo, alla base dei tragici fatti tanto della Foxconn, come della Telecom France. In Francia i lavoratori di mezza età, incapaci di reinventare la propria carriera, vivono l’impossibilità della fuga, così come i ragazzi giovani della Foxconn. L’assenza di mobilità, l’impossibilità di fuggire sembra essere ciò che accomuna fordismo e post-fordismo nei rapporti di capitale.

Come eventi differenti che si compongono tra loro, la vittoria degli operai Honda ha fatto sì che il management della Foxconn aumentasse di oltre il 30% il salario medio dei suoi operai.

Questo è bastato per spingere Pechino a mettere una rigida censura ai fatti, alle informazioni legate al mondo del lavoro, perché tali lotte sembrano si siano estese a macchia d’olio, tanto nelle fabbriche pubbliche che in quelle private. Alla Flextronics, il secondo gruppo elettronico più grande dopo la Foxconn, sono cominciati gli scioperi, così come in alcuni impianti del settore tessile dove gli operai hanno bloccato gli impianti e richiedono aumenti come i loro colleghi. La lista potrebbe essere lunga.

Il periodo di Deng Xiaoping è stato caratterizzato dalla costruzione di un enorme esercito di forza lavoro attraverso la proletarizzazione dei contadini, trasformati da soggetto politico della rivoluzione, in forza lavoro a buon mercato con la chiusura delle comuni agricole. Siamo di fronte ad un nuovo processo, laddove oggi è la formazione che costituisce quel dispositivo per ottenere forza lavoro flessibile ed economica: i molti stagisti che riempiono le fabbriche cinesi ci parlano proprio di questo.

Arricchirsi è glorioso: queste parole, pronunciate da Deng Xiaoping, hanno aperto la rivoluzione del mercato nel Regno di Mezzo, permettendo l’ingresso di capitali stranieri e uno sfruttamento senza pari. Ma oggi questa frase è sulla bocca degli operai in lotta: oggi è la parola d’ordine di quella moltitudine che lotta per gli aumenti salariali, praticando conflitti sociali e inediti rapporti di forza. Che mille conflitti sboccino!

Paolo Do – YaBasta Napoli