Marea nera, allarme Golfo del Messico: la fuoriuscita di petrolio può continuare per due anni

Nonostante deboli tentativi di rassicurazione, la situzione nel Golfo del Messico è ancora drammatica e potrebbe restare tale ancora molto a lungo. A lanciare l’allarme è il quotidiano britannico The Guardian, secondo cui la fuoriuscita di greggio potrebbe continuare ancora per due anni, se i tentativi di arginare la falla provocata dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon non avranno successo.

Le stime degli esperti suggeriscono che i danni potenziali sono devastanti, ben al di là di quelli già gravi causati dalla perdita giunta ormai al sessantesimo giorno. Il pozzo ha una riserva stimata in 50 milioni di barili e con un flusso di circa 60.000 barili al giorno potrebbe continuare a perdere per un periodo che va dai due ai quattro anni, anche se una volta esaurito il gas naturale contenuto nel giacimento – forza motrice del greggio, che deve vincere una pressione di 150 atmosfere – il tasso di perdita sarebbe molto ridotto.

Bp e l’amministrazione Obama sperano di poter arginare completamente la fuga entro il prossimo agosto, con lo scavo di altri due pozzi collaterali in grado di far defluire il greggio; in caso di fallimento, le conseguenze ambientali sono incalcolabili.

Nel frattempo, continua il tiro al bersaglio contro il colosso petrolifero britannico: oggi a puntare l’indice contro Bp è l’americana Anadarko, coproprietaria del 25% dei diritti di sfruttamento del pozzo: l’esplosione è stata causata da una buona dose di imprudenza, ha detto Jim Hackett, amministratore delegato della società statunitense, precisando che “gli elementi che si vanno raccogliendo dimostrano che questa tragedia era evitabile e che è stata il risultato diretto delle decisioni e delle azioni imprudenti di Bp che, in quanto operatore, ha degli obblighi verso i co-proprietari – compresa Andarko – di rispettare tutte le leggi e i regolamenti vigenti: gli accordi prevedono inoltre che la Bp sia responsabile per tutti i danni causati da negligenza od omissioni deliberate”.

Di tutt’altro avviso Bp, secondo cui Andarko deve accettare la propria responsabilità e condividere gli obblighi per quel che riguarda “i costi operativi, compresi quelli per la bonifica di una qualsiasi fuga”; Moody’s ha tagliato ieri il rating di Andarko – passato da Baa3 a Ba1 – proprio a causa dei possibili danni finanziari provocati dalla marea nera. Andarko e American Petroleum Institute hanno sottoposto alla Casa Bianca un rapporto nel quale si afferma che il disastro non implica che le procedure esistenti siano insufficienti né che vi siano problemi nell’applicazione delle leggi ambientali vigenti.

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