Google più vicina ai giornali. Motore nostro, pubblicità a voi

    Google consentirà agli editori di vendere direttamente la pubblicità nelle pagine di alcuni servizi del motore che ospitino i loro articoli. La decisione per il momento riguarda i testi in lingua inglese presenti all’interno della piattaforma Fast Flip, ma l’iniziativa dovrebbe presto essere estesa anche ad altre lingue europee, italiano compreso. Interpellata in proposito, la società non conferma la notizia né fornisce date, ma riconosce che la vendita diretta della pubblicità da parte dei produttori di contenuto che accettano di pubblicarli su Google è un’opzione “che potrebbe essere considerata in futuro”.

    Si tratta di un terzo significativo segnale di disgelo nei rapporti tra l’azienda e i produttori di contenuti. Una decina di giorni fa Repubblica. it aveva rivelato l’esistenza di Newspass1, un progetto per realizzare un sistema di pagamento integrato con la ricerca da mettere a disposizione dei giornali. Quindi il Wall Street Journal ha raccontato che Google sta pensando anche alla realizzazione di un servizio per l’acquisto della musica 2, una sorta di iTunes del web. Entrambe le piattaforme dovrebbero funzionare non solo da pc, ma anche da tablet – iPad compreso – e da telefonino, ed essere compatibili con diversi sistemi operativi. Adesso si apre uno scenario ulteriore: per la prima volta Google permetterà a quanti accettino di portare i propri contenuti sulla sua piattaforma di vendere direttamente la pubblicità per gli spazi che compaiono in quelle pagine. La notizia è confermata da diverse fonti esterne. Da parte sua, Google nega esistano date già fissate: “Abbiamo introdotto Fast Flip come esperimento”, afferma un portavoce, “e stiamo ancora lavorando molto per migliorare il servizio. Sebbene ci auguriamo di essere in grado di portarlo fuori da Google Labs a un certo punto, non abbiamo alcun piano immediato in tale direzione e nemmeno abbiamo definito una scadenza. Il nostro focus è rendere il prodotto coinvolgente per gli utenti e interessante per gli editori”. Ma è proprio sui ricavi che Google è più possibilista: “Stiamo studiando modalità per aiutare gli editori nostri partner a generare più fatturato”, prosegue la fonte interpellata da Repubblica. it. “Non abbiamo alcun piano immediato di consentire a tutti i quasi cento partner attuali dell’esperimento di vendere direttamente la pubblicità che appare di fianco ai loro contenuti, anche se è un’opzione che potremmo considerare in futuro.”

    Per comprendere la portata del cambiamento è opportuno ricordare che fino a poche settimane fa la società fondata da Larry Page e Sergey Brin aveva custodito le informazioni riguardanti la raccolta pubblicitaria con cura paragonabile solo a quella impiegata per serbare i dettagli che rendono tanto efficace il proprio algoritmo di ricerca. Solo dopo un ricorso all’Antitrust italiano da parte della Fieg, l’organismo che rappresenta gli editori italiani di giornali, Google il mese scorso ha accettato di rendere pubbliche 3 le percentuali di ricavo condivise con i propri partner: 68% per gli annunci AdSense, correlati al contenuto degli articoli, 51% per le inserzioni associate alle pagine dei risultati del motore di ricerca.

    La possibilità di vendita diretta degli spazi pubblicitari sarà riservata alle testate che accettino di pubblicare i propri contenuti su Fast Flip. 4 Lanciato in via sperimentale dai laboratori di ricerca di Mountain View nel settembre scorso, il servizio è oggi utilizzabile nelle versioni in inglese di Google news e consente non solo di vedere i titoli e un breve sommario delle fonti giornalistiche aggregate in riferimento a un fatto, ma anche di avere una riproduzione dell’intera pagina. Una sorta di fotogalleria degli articoli ordinabile per tema, notizia, o per sito. Fino ad oggi sono 92 le testate americane e inglesi che hanno accettato, dietro contratto, di prendere parte all’esperimento e che già percepiscono una quota dei ricavi derivanti dalle inserzioni pubblicate nelle pagine di Fast Flip. In futuro saranno gli stessi editori a poter affidare alle proprie concessionarie la vendita di quegli spazi, e dunque a monetizzare direttamente – al netto di un costo per il servizio – il traffico generato dai loro contenuti. La nuova politica di Google coinciderà con l’uscita di Fast Flip dalla fase sperimentale e con la sua trasformazione in un vero e proprio prodotto. A seguire saranno disponibili anche le versioni dello sfogliatore in altre lingue, anche se su questo non sono ancora disponibili tempi certi.

    L’anno scorso Les Hinton, amministratore delegato di Dow Jones ed editore del Wall Street Journal, aveva chiamato Google “vampiro digitale”, per i ricavi realizzati sfruttando contenuti che non produce. Dopo Newspass, anche Fast Flip sembra la conferma che il vampiro si è messo a dieta. Ora vuol provare a stabilire un rapporto più equilibrato con le altre specie che vivono nell’ecosistema digitale.

    Tratto da Repubblica.it