Tagli nei call center, 16mila posti di lavoro a rischio

Nel 2010 il settore dei call center outsourcer (vale a dire quelli che svolgono il servizio per aziende terze) rischia di perdere 15-16mila posti di lavoro, su circa gli 80mila addetti a tempo indeterminato. L’ allarme è della Slc-Cgil, che nell’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati ha proposto «un patto tra produttori per il rilancio del settore».

Il sindacato dei lavoratori della comunicazione ha messo a punto una mappa della crisi occupazionale del settore, regione per regione, da cui emerge, in particolare, la drammatica situazione del Mezzogiorno, dove tra posti persi, lavoratori in cassa integrazione e situazioni a rischio, le persone dall’incerto futuro sono circa 14mila.

Intanto il segretario della SlC-Cgil, Emilio Miceli, ha chiesto la cancellazione della norma sull’Irap, prevista nella manovra finanziaria, che “facilita gli avventurieri che stanno affossando il settore e che rischiano di trascinare in una terra di nessuno anche gli imprenditori dal comportamento virtuoso”.

Focalizzando l’attenzione sul mercato, Miceli ha anche rilevato come i grandi gruppi di Tlc utilizzino i call center “come una vera e propria valvola di scarico”. “Serve una risposta di sistema per cui tutti facciano la propria parte – ha proseguito il sindacalista: innanzitutto il governo che deve riconoscere le specificità produttive ed occupazionali del settore; i committenti che devono modificare radicalmente le proprie politiche sugli appalti; gli outsourcer che devono investire sulla qualità occupazionale e la tutela dei posti di lavoro.”

“Come sindacato – ha concluso Miceli – siamo pronti a fare la nostra parte solo all’interno di un quadro di certezza e diritti.”

Gianni Cipriani