Nigeria, il petrolio cancella il Delta del Niger: uno dei posti più inquinati del mondo

Due fuoriuscite di greggio negli ultimi sette giorni si aggiungono allo stillicidio ambientale nel Delta del Niger, uno dei posti più inquinati al mondo. Un ecosistema trasformato da cinquant’anni di attività estrattiva che ha messo in ginocchio l’economia agricola e ittica locale, fonte di sopravvivenza per il 60 per cento dei 31 milioni di abitanti dell’area. Secondo Amnesty International, in cinquanta anni sono fuoriusciti da impianti e condotte dai nove ai tredici milioni di barili: come se ogni anno si verificasse un disastro della portata di quello della petroliera Exxon Valdez in Alaska nel 1989, considerato il peggiore della storia prima di quello della Bp nel Golfo del Messico quest’anno.

La compagnia Mobil ha ammesso gli ultimi due incidenti, nell’impianto Qua Iboe e sulla piattaforma Yoho, e li ha definiti di lieve entità: perdite per meno di due barili. Ma la National Oil Spills Detection and Response Agency (Nosdra) non ha verificato, ha riportato il quotidiano ‘Vanguard’. “Nel loro rapporto parlano di qualche barile ma non sappiamo se sia vero o falso. Dobbiamo stabilirlo con un rapporto indipendente e con le notizie degli abitanti della zona e dei pescatori”, ha detto Irvin Obot, direttore di zona dell’agenzia. Per Ekong Nelson, segretario del sindacato dei marittimi ad Akwa, le compagnie petrolifere sono una lobby che non trova ostacoli nelle istituzioni: “Queste fuoriuscite sono frequenti ma non viene fatto nulla. Le estrazioni stanno distruggendo il settore ittico e il nostro patrimonio naturale”.

Una catastrofe permanente che si consuma nell’indifferenza delle istituzioni, spesso corrotte, e delle multinazionali del petrolio, che parlano di stime esagerate e attribuiscono la responsabilità degli incidenti ai furti a opera della popolazione e ai militanti del Mend. Il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger dal 2004 rivendica il controllo del petrolio nigeriano contro lo sfruttamento delle società straniere con azioni armate negli impianti estrattivi. Tra le compagnie petrolifere che lavorano nel Delta ci sono la Chevron, l’Agip, la ExxonMobil e la Shell. Quest’ultima è l’unica che rilascia periodicamente un rapporto sulle sue attività.

Vaste aree dei 700mila chilometri quadrati di estuario sono coperte di catrame e greggio. Acqua, terra e aria sono inquinate. Pesca e agricoltura compromesse. La ricchezza del sottosuolo nigeriano non ha ricadute positive sulla popolazione e sul territorio. Per sopravvivere in molti si sono dati ai furti di greggio dalle condotte per venderlo sul mercato nero, un’attività rischiosa denominata bunkering. Eppure secondo la ‘Cnn’ la Nigeria, che è il quinto produttore mondiale di petrolio, il primo africano, dall’inizio delle estrazioni, nel 1958, ha guadagnato circa 600 miliardi di dollari.

L’attivista locale Ken Tebe punta il dito contro il governo e le multinazionali, ma ritiene che anche gli Stati Uniti, cui è destinata la metà del petrolio prodotto ogni giorno nel Paese, hanno un ruolo nel disastro ambientale nel Delta del Niger, il cui costo ammonta a decine di miliardi di dollari.

“Il mondo ha tremato davanti all’incidente nel Golfo del Messico e l’America sta prendendo misure serie per evitare che accada di nuovo. Ma qui sono 50 anni che lottiamo con questo problema e nessuno se ne preoccupa, come se il Delta del Niger fosse solo una miniera di petrolio disabitata”, ha detto Tebe alla ‘Bbc’, “anche quando si fanno le bonifiche sono approssimative e se ci sarà un blocco della produzione nazionale statunitense la Nigeria dovrà sopperire e ci saranno più fuoriuscite”.

NTNN