Pdl, tensione alle stelle. Berlusconi, “ci penso io”

Gianni Letta è al Quirinale per cercare una mediazione, ma anche un chiarimento con il capo dello Stato sul ddl intercettazioni. Gianfranco Fini, subisce un’ultimatum che lo intima di rientrare nei ranghi. In caso contrario, si andrà alla separazione.

In questo clima e in questa situazione Silvio Berlusconi mostra i muscoli, annunciando di non aver trovato una “situazione tranquilla al suo rientro in Italia ma che da lunedì prenderà la situazione in mano” rassicurando i suoi elettori.

Il compito affidato al sottosegretario Letta è quello di verificare quali siano esattamente quei “punti critici” cui ha fatto cenno il presidente della Repubblica.

Il Pdl vuole anche un chiarimento, trovare un modus vivendi e operandi con il Quirinale e con il capo dello Stato.

La valutazione è sempre sulla costituzionalità. Molti nel Pdl pensano (ma non dicono) che il capo dello Stato è uscito dalle sue competenze con una invasione di campo nelle prerogative del Parlamento. Un’irritazione che sarebbe emersa anche da Berlusconi e i suoi vertici del partito. Eppure il dialogo con il Colle è tutt’altro che chiuso.

L’altro fronte caldo nella maggioranza è quello del rapporto con Gianfranco Fini. Qui i toni sono più aspri, e lo dice anche Fabrizio Cicchitto: “Al punto in cui siamo, in un lasso ragionevole di tempo, o si definiscono in modo serio i termini di una convivenza oppure sarà più ragionevole definire una separazione consensuale”.

Per Berlusconi sembra che il tempo delle trattative sia finito. O si scioglie il nodo con l’ex leader di An oppure meglio dirsi addio. Il premier avrebbe usato parole pesanti all’indirizzo di Fini, accusato di tradimento e di atteggiamenti folli. Ma al di là delle espressioni colorite, il dato politico è che ormai nel Pdl nessuno esclude una rottura. Un ufficio di presidenza potrebbe essere convocato già la prossima settimana. Del resto Prodi è durato due anni con un solo senatore in più.

Emiliano Stefanelli