Gerico (Palestina), dopo l’ occupazione si riparte da turismo e archeologia

Non è facile per Gerico rinascere ancora una volta. Dopo aver vissuto sotto amministrazione giordana, rifugio per migliaia di profughi del 1948, occupata da Israele nel 1967, ripresa dall’Autorità Palestinese con gli accordi di Oslo nel 1993. Poi nuovamente occupata dagli israeliani e infine tornata sotto controllo palestinese nel 2005, al termine della seconda Intifada. Instabilità politica, chiusura, vertiginoso calo del turismo hanno caratterizzato Gerico negli ultimi dieci anni.

Ora la città delle palme e della luna, Jericho o Rhea, cerca una nuova identità, ripartendo dal turismo e dall’ archeologia. E dalle celebrazioni per i suoi 10.000 anni.

In realtà il budget per l’organizzazione di questo grande evento, previsto per ottobre 2010, è stato appena approvato da una commissione interna e dovrà ora passare al vaglio dell’Autorità palestinese. Ma l’economia di Gerico, stando agli ultimi dati sul turismo, ha fatto enormi progressi quest’anno: solo a febbraio del 2010 24.000 visitatori sono arrivati nella città palestinese, a pochi chilometri dal fiume Giordano e dal Mar Morto. Gerico ospita uno dei siti archeologici più antichi della storia: l’insediamento neolitico dell’8000 a.c. a Tell Es-Sultan (i cui scavi di recente sono stati condotti dall’Università La Sapienza di Roma), i resti dell’Hisham’s Palace dei califfi omayyadi, con il famoso pavimento di mosaici. E poi il Monte delle Tentazioni, dove secondo il Vangelo Gesù avrebbe resistito alle lusinghe del diavolo. A sud di Gerico la tomba di Nabi Musa, il più importante sito musulmano nella regione, dove sarebbe sepolto il profeta Mosè.

Nonostante il forte richiamo dell’ archeologia, il sindaco di Gerico, Hassan Saleh Hussein lamenta il fatto che il turismo è ancora solo di passaggio. I turisti arrivano ma non si fermano a Gerico. Prendono il cable car, la funivia che porta al Monte delle Tentazioni, visitano l’Hisham’s Palace, ma poi non rimangono a passare la notte.

“Stiamo lavorando per costruire nuove infrastrutture turistiche – dice- avremo due nuovi hotel entro la fine dell’anno”. Alcuni di questi investimenti verranno direttamente da Mosca. Il resort di Gerico e l’Intercontinental hanno facilitato l’arrivo degli internazionali, ma dopo i convegni, i bagni e le saune, anche loro lasciano la città per la più centrale Gerusalemme.

Gerico è considerata ancora pericolosa: paradossalmente fa paura ai pellegrini proprio il fatto che è l’unico sito di questa zona della West Bank, assieme al vicino villaggio di Ouja, circondata dal deserto di Giuda, sotto il totale controllo palestinese. I pacchetti dei viaggi organizzati prevedono poche tappe a Gerico.

Finiti i tempi dell’ Oasis Casino, gestito congiuntamente da un ebreo austriaco e dell’Autorità Palestinese dal 1996 al 2000, quando gli israeliani venivano ancora per giocare d’azzardo nell’unico luogo consentito (3000 israeliani al giorno entravano a Gerico in quel periodo), la città ha sofferto per anni un calo vertiginoso del turismo. Ma ha anche goduto di una relativa calma perché libera dai checkpoint militari israeliani fin dal 2005.

La posizione della città delle Palme è unica perché oasi di autonomia all’ interno di una zona minacciata quotidianamente da Israele. Ma controversa perché potrebbe creare problemi in sede negoziale per il rilancio del processo di pace: la regione compresa tra Gerusalemme e Gerico è quasi completamente Area C, sotto il controllo militare ed amministrativo israeliano e l’intenzione, neanche troppo nascosta di Israele, è quella di collegare sempre più questa zona a Gerusalemme, prendendo vantaggio dalla più grande colonia della West Bank, oramai una città di 50.000 abitanti, Maale Adumim. L’intenzione è quella di realizzare una sorta di continuità territoriale le cui infrastrutture sono già da tempo in costruzione.

L’ autostrada che collega Gerusalemme a Gerico è in fase di allargamento, gli accampamenti dei beduini sulle dune del deserto sono nel mirino delle autorità israeliane. E l’area tra Gerico e il Mar morto, ad est di Maale Adumim, è circondata di insediamenti ebraici, da Kfar Adumim ad Allon, da Mitzpe Yeriho ad Almog, Kalia e Beit Ha’arava.

Tutta la zona del deserto di Giuda è di fatto occupata da Israele fino al Mar Morto e difficilmente il governo israeliano cederà sulla Valle del Giordano, dicono gli osservatori internazionali. Gerico però resiste. Aiutata dalla comunità internazionale e dal suo status di città ‘libera’. Qui Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese per la pace ha stabilito il suo quartier generale. E nuovi edifici pubblici stanno sorgendo tra le palme. Ma la principale preoccupazione dei ristoratori e dei negozianti palestinesi rimane il turismo.

A meno che non sia ancora una volta Israele ad accaparrarsi la fetta più grossa: la recente decisione, da parte della Amministrazione civile e militare israeliana, ritenuta da molti controversa, di voler consentire alle guide israeliane di effettuare tour guidati a Gerico e a Betlemme, in coordinamento con l’Autorità Palestinese, potrebbe portare nuova ricchezza. Se a vantaggio di entrambi o di una parte soltanto è ancora tutto da verificare.

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