Afghanistan: un militare italiano si toglie la vita, era appena tornato da una licenza in Italia

Ancora un militare italiano morto in Afghanistan, il ventiseiesimo dall’inizio della missione Isaf, nel 2004. Questa volta, però, non è stato un ordigno o un attacco degli insorti, ma un suicidio. Poche le informazioni sull’accaduto che filtrano dallo Stato Maggiore della Difesa, che non ha diffuso il nome della vittima, pur avendo avvertito la famiglia.

Non si conoscono allo stato le ragioni che hanno indotto il militare italiano a togliersi la vita: sull’episodio sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della polizia militare. Si sa che l’uomo era tornato da poco da una licenza in Italia e prestava servizio da alcuni mesi nella capitale afgana, dove è di stanza un piccolo contingente italiano che supporta il comando della missione Isaf della Nato. Il grosso del contingente nazionale, oltre 3.000 uomini, è stanziato ad Herat, nella zona Ovest del Paese a guida italiana. Negli ultimi anni è la prima volta che si verifica un caso di suicidio tra i militari italiani in missione all’estero.

E’ possibile che la lontananza da casa e dagli affetti familiari, la vita in un ambiente ad alto rischio come quello afgano, possa acuire forme di depressioni preesistenti. Oppure la causa scatenante potrebbe essere proprio una difficile situazione a casa, o lo stress della guerra. Tra i soldati americani, nello scorso giugno si sono verificati 32 suicidi, uno al giorno: in sette erano reduci dall’Afghanistan e dall’Iraq. Nei primi 6 mesi del 2010 è stato registrato un incremento del 12% rispetto al 2009 nel numero di militari Usa che si sono tolti la vita.

Gli esperti ritengono che proprio i periodi multipli che le forze di terra americane hanno dovuto trascorrere negli ultimi anni nei due Paesi scatenino stress eccessivo. Da anni è stata creata una task force di psicologi che assiste i militari che danno segni di depressione, sia al fronte, sia una volta rientrati in Patria.

Ansa