Villa Certosa di Berlusconi a Porto Rotondo, il premier può costruire nuovi bungalow abitabili

Si poteva dire di no all’ampliamento di una megavilla nota in tutto il mondo per molte e squallide cronache piccanti e per modeste vicende politiche? Si poteva dire di no a una reggia costruita nella baia di Porto Rotondo tra il 1984 e il 1985 dal più inquisito faccendiere d’Italia e da lui, dal “recidivo Flavio Carboni, nato a Sassari il 14 gennaio 1932, nullatenente” venduta “in contanti” al presidente del Consiglio in carica, al padrone di tv e giornali, di squadre di calcio e assicurazioni, di panfili e colossi immobiliari? Gli si poteva dire di no negli stessi giorni in cui il premier, in insolita veste paterna, gongolava per una figlia neolaureata in una università privata magna cum laude? Certo che non gli si poteva rovinare la festa.

Timbri apposti con la velocità delle fibre ottiche da funzionari non fannulloni. E “nel pieno rispetto delle leggi vigenti”. Anche perché la giunta regionale sarda del sempre meno sorridente Ugo Cappellacci aveva predisposto le scappatoie giuste per i potenti. Ed ecco il via alla costruzione di “due corpi di fabbrica per complessivi 800 metri cubi” pari a cinque bungalow superaccessoriati, fra i 32 e i 45 metri quadrati ciascuno, rifiniti di tutto punto. Così si conviene a chi primeggia in galanterie ospitando il premier russo Putin e consorte, il presidente Medvedev e signora, qualche parvenu dell’Europa dell’Est patito di nudismo, o il colonnello Gheddafi che abbandona il solleone del deserto libico per oziare davanti al blu smeraldo del mare e ai graniti di Punta Lada.

Silvio Berlusconi, a tempo di record, ha avuto dalla Regione Sardegna l’okay per l’ampliamento di una villa di 2.800 metri quadrati inserita in un parco sconfinato oggi di 50 ettari. Un ok siglato dalla commissione paesaggistica nominata dal governo di centrodestra a guida Cappellacci e dal suo assessore all’Urbanistica, Gabriele Asunis, uno dei personaggi finiti nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna. Quell’Asunis che al telefono, parla amorevolmente col Flavio Carboni assolto per i suoi presunti rapporti con la banda della Magliana, ora in carcere per i traffici e lo “squallore” della P3. E non gli lesina l’uso di aggettivi del cuore, quelli che si usano per figli e mogli, nonni e zii, “caro e carissimo”, e al quale si manda ripetutamente via cavo “un forte abbraccio”. Il ligio assessore all’Urbanistica – nominato per cancellare le regole varate dal centrosinistra guidato da Renato Soru – poteva far dire di no a chi aveva acquistato Villa Certosa da Carboni, il “caro” signore che ostenta amicizie tanto potenti da poter far incontrare Cappellacci perfino “con i vertici dell’amministrazione americana”? Non è stato Carboni – riverito nei palazzi della Regione sdraiata a destra – a organizzare il convegno (18-19 settembre 2009) al Forte Village di Pula per parlare ufficialmente di federalismo fiscale ma – sospettano i giudici romani – per siglare il lerciume sull’eolico in Sardegna? E Cappellacci (anche lui – prima della scottatura e del pentimento – dà sempre del “caro” e “carissimo” a Carboni) poteva negare la compartecipazione della Regione? Spicciolo più, spicciolo meno, è stata di 134 mila e 372 euro la somma che Pasquale Lombardi, il geometra accreditato come giudice tributario, oggi in carcere con Carboni e soci, ha dichiarato di aver impiegato per il summit delle tresche. Chi ha pagato? 50mila euro li ha certamente messi Cappellacci, pardon, la Regione che snobba i disoccupati della Vinyls e dell’Eurallumina. Gli altri 75mila l’instancabile «Flavio», tessitore di affari col coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Così tutto torna. Fra amici ci si intende. E poiché gli amici crescono è bene ampliare Villa Certosa. Acquistata 25 anni fa (da Carboni) per un miliardo e mezzo di lire con 28 stanze e 12 bagni. Oggi il prezzo è schizzato a 35 milioni di euro. E poi dicono che chi ci governa non sa fare i conti. Quelli propri.

L’Unità