Fiat in Serbia, 30mila nuovi posti di lavoro nel Paese dell’ex Jugoslavia

KRAGUJEVAC – «Kragujevac vuole diventare la città della Fiat». Le parole che il sindaco Veroljub Stevanovic dice con la determinazione di un ex dissidente serbo costretto a lasciare il suo lavoro di capo del montaggio alla Zastava auto per le sue scelte politiche, forse a Torino non suonano bene, ma in questa città a 130 chilometri a sud di Belgrado stanno generando un fermento e una positività che ricordano gli anni della ricostruzione vissuta da molte città industriali dopo il secondo conflitto mondiale. Trent’anni fa dire Kragujevac era come dire Zastava. Adesso nella gente c’è la volontà che dire Kragujevac sia come dire Fiat.

Basta sedersi ai tavolini del caffè Da Vinci in Radicevica e si sente parlare di motori. Basta chiedere al portiere dell’hotel Nova Sicilijana, in Kralja Petra, per avere la conferma che gli ingegneri torinesi sono tornati di casa qui. E il simbolo sta anche nel progetto del sindaco di mettere un modello del Lingotto alla seconda rotatoria di ingresso alla città. O in quello del rettore dell’università, Slobodan Arsenijevic, di istituire un corso di lingua e letteratura italiana. Fiat qui vuol dire futuro, anche se le condizioni economiche degli stipendi attuali e quelle che si prospettano nell’immediato non garantiranno ai lavoratori il tenore di vita del passato, degli anni prima della guerra, delle sanzioni, dei bombardamenti Nato.

Nel suo piccolo appartamento a Stara Radnicka Kolonija, l’operaio della Zastava Dragic Asic che prima della guerra guadagnava mille marchi al mese e con le bambine e la moglie Snczana, anche lei impiegata alla Zastava, poteva persino andare dieci giorni al mare non ha dubbi: «Questo progetto è il futuro dei nostri giovani». Non importa che gli euro siano 350 o 400 al mese e che economicamente non restituiscano più le condizioni di vent’anni fa. «Bisogna capire che il mondo è cambiato e che non si può rimanere prigionieri del passato», dice il sindaco Stevanovic.

È un passato difficile quello di questa città. La guerra qui ha fermato l’orologio per vent’anni e i suoi abitanti adesso vogliono accelerare il giro delle lancette. Costi quel che costi, anche condizioni di vita difficili per il momento. Negli anni ’80 era una delle aree più avanzate delle repubbliche socialiste, gli eventi storici l’hanno trasformata nella «valle della fame – dice Stevanovic –. E sa cosa le dico? Non ha senso parlare di quanto guadagnavo io e del tenore di vita di 30 anni fa, questi posti di lavoro sono fondamentali per i nostri giovani». E lo sono per molti, se è vero che secondo uno studio presentato a Belgrado dalla Siepa, l’agenzia serba per gli investimenti, il progetto della Fiat, tra diretti e indiretti, a regime porterà 30mila posti di lavoro.

L’annuncio del Lingotto qui a Kragujevac ha provocato la rottura degli argini di un fiume di investimenti. I coreani della Yura, che fanno cablaggi e adesso stanno lavorando per la Kja e la Hunday, sono già arrivati, hanno aperto uno stabilimento e assunto 1.500 persone. I tedeschi della Leoni che producono gli stessi componenti, pure. E altri sono in arrivo.

All’indotto il comune di Kragujevac ha riservato un’area di 67 ettari che verranno concessi “gratuitamente”, assicura Stevanovic. Con in più infrastrutture che agevoleranno in tutti i modi la logistica. Il comune ha già ultimato 10 nuovi chilometri per il collegamento con l’autostrada ed entro la fine del 2011 ne completerà altri 15 per i quali ci sono già i progetti e i fondi. C’è fermento dentro e fuori dalla città. Si marcia in avanti, senza guardarsi troppo indietro e senza pensare al passato. Kragujevac è il simbolo di un paese che vuole rialzare la testa, costi quel che costi. Da molti anni ormai i suoi abitanti non vivono sotto l’ala dell’industria protetta e pur di ritornare in sella sono disposti a fare molte rinunce. Quando Dragic Asic torna dal supermercato confessa che «sì, è vero, servirebbero più di 500 euro solo per fare la spesa». E invece lui ne guadagna la metà e la moglie che oggi è in pensione ancora meno. Però 10 anni di kiflicc a colazione, pranzo e cena fanno scivolare il denaro in secondo piano. Prima vengono i tasselli per la ricostruzione e a Kragujevac il progetto della Fiat è sentito come il volano per reinserirsi in un mercato profondamente mutato, con la consapevolezza che le garanzie di un tempo non ci sono più.

La considerazione è molto chiara non solo tra gli operai. Lo è a partire dall’aristocrazia intellettuale. Il rettore Arsenijevic sostiene che «in futuro non esisterà più lo stato classico, ma ci saranno tante città paese sviluppate intorno a un’industria». È senz’altro un’estremizzazione ma sembra il modello che Kragujevac vuole assumere. Deve essere anche per questo che ha messo a disposizione di una multinazionale anche il centro nevralgico del suo sapere. Non è per caso che il rettore ci riceva nella sede dell’università, pochi chilometri fuori dalla città, proprio al termine di un incontro con un gruppo di manager Fiat. È molto impegnato, spiega, perché dalla collaborazione tra l’ateneo e Fiat sta per nascere l’Accademia di discipline industriali, che avrà il compito di colmare vent’anni di gap tecnologico e scientifico. L’accademia preparerà mille persone ogni anno, destinate non solo a Fiat auto Serbia (Fas), ma a tutte le aziende dell’indotto che si sta insediando.

Intorno alla Fas le istituzioni hanno creato tutte le condizioni per fare crescere velocemente il progetto. Il sindaco manager della città puntualizza che non spetta a lui parlare di modelli che si potrebbero produrre a Kragujevac ma la speranza è chiaramente che la Fiat decida di fare qui anche un modello di auto piccola, in quantitavi molto rilevanti.

L’avanzamento dei cantieri e il grande sostegno delle istituzioni e della gente fanno pensare che la tabella di marcia possa davvero essere rispettata. La London school of economics ha già fatto della Fas un case study che mostra come questo possa già considerarsi il primo esempio di successo di una joint venture tra un governo dell’ex blocco di repubbliche socialiste e una multinazionale. Da Londra arriva la spiegazione scientifica del perché dai suoi 64 metri quadrati nella Stara Radnicka Kolonija Dragic, Asic dice con la forza dell’istinto: «Fiat è il futuro dei nostri giovani».

IlSole24Ore