Matteo Messina Denaro, il latitante numero uno della mafia era allo stadio Barbera durante Palermo-Sampdoria

PALERMO – Il ricercato numero uno della mafia siciliana, il trapanese Matteo Messina Denaro, seduto fra gli spalti dello stadio Renzo Barbera di Palermo. È un’immagine che ha dell’incredibile, ma la fonte che l’ha riferita in carcere ai carabinieri del Ros non ha dubbi.

Sarebbe stato proprio Matteo Messina Denaro, il custode dei segreti di Riina e Provenzano, quel distinto tifoso (con tanto di maglietta del Palermo al seguito) arrivato a maggio allo stadio per incontrare alcuni mafiosi palermitani. C’era una riunione quel giorno. Si discuteva del progetto messo con insistenza in agenda da alcuni giovani boss rampanti, per colpire il palazzo di giustizia e la squadra mobile di Palermo. Dice la fonte che Messina Denaro era contrario al ritorno alla strategia delle bombe. Ma i palermitani insistevano, e del nuovo corso mafioso si sarebbe dovuto discutere in un’altra riunione. Ai no di Messina Denaro, i fautori della linea dura avrebbero risposto rilanciando: “Dovremmo fare due attentati in ogni provincia”.

Ecco i retroscena dell’ultimo allarme attentati in Sicilia lanciato la settimana scorsa dal Viminale con un fonogramma urgente inviato alla prefettura. Le indicazioni offerte dalla fonte in carcere ai carabinieri sono adesso al vaglio dei magistrati della direzione distrettuale antimafia Marcello Viola, Lia Sava e Francesco Del Bene, nonché del procuratore aggiunto Antonio Ingroia. La parola d’ordine è “non sottovalutare alcuna indicazione”, anche perché le informazioni parlano di nuovi mafiosi in campo, fautori della linea dura. E già da mesi le indagini parlano di una riorganizzazione in atto tra le fila di Cosa nostra. In che direzione, non è ancora chiaro.

Ma è credibile l’immagine del ricercato numero uno della mafia siciliana che va in uno stadio super sorvegliato? Per la cronaca, a maggio, c’è stata solo una partita al Renzo Barbera, il 9: segnava la battaglia finale fra Palermo e Sampdoria per l’accesso alla Champions League. Chi indaga ricorda la passione calcistica di uno dei colonnelli di Messina Denaro, Andrea Mangiaracina: nel 1990 finì in manette per una telefonata di troppo, quella in cui chiedeva a un favoreggiatore di fargli avere urgentemente un televisore per vedere le semifinali di Italia Novanta. Ma Messina Denaro non sembra un grande appassionato di calcio.

In gioco ci sarebbe stato dell’altro, quel giorno di maggio: la decisione su un cambio di strategia di Cosa nostra. Dice un investigatore: “Messina Denaro resta una testa calda, se deve partecipare a un incontro davvero importante prende una Smart e va. Senza scorta”.

Le sue tracce più recenti risalgono ormai a marzo. Le intercettazioni dicevano di un gruppo di favoreggiatori che si dava un gran da fare per preparare “una villa con tutti i confort che lui vuole”, alla fiume del Belice. Quella villa i poliziotti hanno cercato a lungo, ma inutilmente.

Repubblica