Mali, economia punta sul settore tessile: l’oro bianco degli agricoltori maliani

Valorizzare il settore del cotone e del tessile, che impiega almeno tre milioni di persone, coinvolgendo anche investitori stranieri per consentire al Mali di trasformare in loco ‘l’oro bianco’, finora esportato grezzo nel 97% dei casi: è questo l’obiettivo dichiarato dal Segretario generale del ministero dell’Industria e del Commercio, Mamadou Traoré, che ha accolto a Bamako una delegazione di industriali turchi interessati al potenziale quantitativo e qualitativo di uno dei primi produttori africani.

Una prospettiva confermata dal presidente della Società maliana per lo sviluppo del settore tessile (Cmdt), Tièna Coulibaly, che ha annunciato il traguardo produttivo di 360.000 tonnellate da raggiungere per la stagione 2010-2011, 130.000 tonnellate in più rispetto al biennio precedente. I produttori sono stati incentivati con un piccolo aumento del prezzo pagato dalla Cmdt che ha anche riconfermato l’erogazione di un’apposita sovvenzione all’acquisto dei fertilizzanti; durante la stagione 2009-2010, sono stati pagati circa 42 miliardi di dollari di sovvenzioni, di cui 22 per le sole zone produttrici. A favore del nuovo traguardo produttivo, la diminuzione dei costi di fertilizzanti sui mercati mondiali e, dopo quattro mesi di bassi prezzi del cotone negli scambi internazionali, la buona crescita registrata la scorsa settimana alla borsa di New York per via della riduzione delle scorte americane. A Giugno gli agricoltori maliani hanno potuto seminare circa 258.000 ettari di terreni e le operazioni si concluderanno il 31 Luglio.

“Il maggior problema quest’anno è la siccità prolungata e l’assenza di pioggia invece necessaria a questo punto della stagione per far crescere le semenze appena piantate” ha spiegato Coulibaly. La coltura del cotone richiede almeno 120 giorni di acqua per far crescere le piante quindi un periodo secco e sole per circa 120 giorni, in particolare verso la fine del ciclo produttivo per evitare che la fibra marcisca. L’VIII conferenza continentale dell’Associazione dei produttori cotonieri dell’Africa (Aca), tenuta lo scorso Marzo a Yaoundé, aveva riferito della “peggior crisi mai affrontata”: il calo produttivo al livello africano (-42% negli ultimi cinque anni) è stato soprattutto imputato ai sussidi milionari che il governo degli Stati Uniti paga ai coltivatori di cotone americani.

Negli ultimi decenni oltre a aver aumentato le superfici coltivate, i principali produttori d’Africa occidentale – Burkina Faso, Camerun e Senegal oltre al Mali – hanno raggiunto livelli più elevati di produttività, passata dai 400 chili per ogni ettaro negli anni 60′ a una tonnellata oggi.

Misna