The box, Cameron Diaz e l’ultimo lavoro del regista del film “Donnie Darko”

Il merito è di aver realizzato un omaggio alla cinematografia fantascientifica degli anni 50 e 60, di cui evidentemente a guardare la sua ultima pellicola, da qualche giorno nelle sale, The box, il regista statunitense Richard Kelly (autore del film divenuto un cult, Donnie Darko) è un grande amante e soprattutto a un film, quel L’invasione degli ultracorpi del 1956 diretto da Don Siegel, che al di là di uno stile piuttosto classico, è stato in grado di sfruttare magnificamente le regole del genere, come suspense e mistero, per raccontare le ragioni profonde di una perdita di umanità negli uomini.

Siamo nel 1976 in Virginia, Norma (Cameron Diaz) e Arthur Lewis (James Marsden) sono felicemente sposati, lei insegnante e lui impiegato alla NASA hanno un bambino, Malcom, che adorano. Ma un giorno viene recapitato loro un pacco da uno sconosciuto, contenente una misteriosa scatola con pulsante di cui ignorano la funzione. Sarà l’altrettanto misterioso Mr. Steward (Frank Langella) a curarsi di informarli che scegliendo di premere il pulsante potranno ricevere in denaro una cospicua somma di denaro, pari a un milione di dollari, causando però, così automaticamente, la morte di una persona in qualche angolo sconosciuto del Pianeta.

Kelly è bravo nel raccontare la storia con la giusta suspense, che riesce a ipnotizzare lo spettatore ma rispetto l’originale (il film è tratto dal libro Button, button di uno dei più grandi romanzieri americani di fantascienza Richard Matheson, da cui nel 1986 la serie tv Ai confini della realtà trasse l’episodio La pulsantiera) il regista complica la trama soprattutto nella seconda parte con contenuti moralistico-trascendenti che hanno come effetto solo quello di banalizzare e appesantire un racconto altrimenti semplice ma efficace.

La funzione di Mr Steward di fornire una spiegazione dell’intera vicenda attraverso l’esistenza di forze sovrannaturali che vorrebbero misurare il coefficiente di altruismo della specie umana, per questo drammaticamente a rischio estinzione o il tentativo di Kelly di rendere più “buoni” i protagonisti, annacquano un contenuto altrimenti pregnante e efficace: gli uomini non devono temere una improbabile invasione aliena o l’ira divina (ma in questo il regista è confuso) come causa della loro estinzione, basta la perdita della propria caratteristica di specie: l’umanità.

Terranews