Maria Teresa “Terry” De Nicolò: dopo la escort Patrizia D’Addario, anche lei a letto con Berlusconi

ROMA – “Nel letto eravamo io, le due ragazze di Roma e Berlusconi”. C’è un’altra prostituta, dopo Patrizia D’Addario, che racconta di una notte con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli. È Maria Teresa “Terry” De Nicolò, 38 anni, barese, una delle escort che Gianpaolo Tarantini inviò nella residenza romana del presidente del Consiglio. Il 19 giugno 2009 De Nicolò viene interrogata come persona informata dei fatti dai pm Giuseppe Scelsi e Marco Di Napoli, titolari dell’inchiesta su un giro di tangenti, cocaina e prostitute con al centro Tarantini. Il cosiddetto Bari-gate. Negli uffici della Procura ci sono alcuni investigatori tra cui il tenente colonnello Salvatore Paglino, il finanziere indagato per stalking (ai danni della stessa De Nicolò), rivelazione di segreto d’ufficio e peculato, reato, quest’ultimo, per il quale è arrestato. L’interrogatorio inizia alle 9,30 e si conclude mezz’ora dopo (verbale depositato al tribunale del riesame di Bari nell’ambito dell’inchiesta sullo stesso Paglino). Ecco quello che riferisce De Nicolò.

Milano-Cortina, in viaggio per Giampi. Il pm Scelsi chiede conto a Terry di alcuni suoi viaggi. Uno a Milano, in aereo, il 31 gennaio 2008. Biglietto Bari-Linate “emesso su richiesta di Gianpaolo Tarantini”. “Non c’è una ragione specifica per la quale sono andata a Milano… era per aiutare, abbiamo passato un giorno insieme a Milano io e lui (Tarantini), siamo andati a casa, siamo usciti”. A febbraio 2009 la escort barese (pagata da Tarantini anche per alcuni incontri con l’ex assessore regionale pugliese Sandro Frisullo, ndr) parte per una mini vacanza a Cortina. In macchina, da Bari, con la Range Rover di “Gianpi” “c’erano altre persone che non conoscevo, in auto mi ricordo solo di Alessandro Mannarini” (ex collaboratore di Tarantini, arrestato nella stessa inchiesta per spaccio di sostanze stupefacenti). Tarantini aspetta il gruppo all’aeroporto, “forse di Venezia”. Insieme all’amico Massimo Verdoscia (anche lui arrestato). “Siamo andati a Cortina solo per divertirci”. L’hotel e le spese? “Non ho pagato niente”.

La chiamata a corte. L’altro viaggio del quale si parla è a Roma. È quello in cui Terry finirà a letto con Berlusconi, e altre due donne, a palazzo Grazioli. Settembre 2009. “Non ricordo la data esatta”. Sempre su richiesta di Tarantini la escort vola da Bari alla capitale (“ho trovato il biglietto elettronico in aeroporto”). Il motivo della visita? “Al telefono Gianpaolo non mi ha voluto dire nulla, perché forse, non so, temeva già delle intercettazioni. Mi ha detto soltanto: “Vieni a Roma”, io gli ho chiesto perché. “No, vieni a Roma, andiamo a cena”. Pensavo che fosse una cosa tra me e lui, nel senso come era successo a Cortina o a Milano”.

La telefonata arriva la mattina, mentre De Nicolò sta facendo colazione. È una convocazione immediata. “Ho dovuto fare la borsa in mezz’ora. A Roma all’aeroporto c’era un autista ad aspettarmi. Con una Bmw nera. Lavorava per Tarantini, me lo ha detto lui. Mi ha portata in hotel, in via Margutta ma non ricordo il nome. Anche perché era in ristrutturazione. Un hotel dove tra l’altro ho anche dimenticato degli indumenti intimi”. Terry ha una camera “da sola”, “ma c’erano altre stanze prenotate”. Il tempo di fare un po’ di acquisti in centro e poi “l’autista mi ha portata da Tarantini che alloggiava all’hotel De Russie. È lì che mi disse, testuali parole: “Ma non hai capito perché ti ho fatto venire qui a Roma?”. Ed io candidamente dissi di no: “Perché?” – “Perché stasera si va a cena da Silvio Berlusconi”. Pensavo fosse uno scherzo, invece poi, quando mi ha raccontato i dettagli di come vestirmi, ho capito che non stava scherzando”. Le chiedono quali fossero i “dettagli”. “”Vestiti in maniera sexy!, Sii gentile!”, non mi ricordo, forse sul lavoro che dovevo dire che facevo, il nome d’arte, però ricordo che lui ci teneva, quindi io ho capito che era vero”.

La cena a Palazzo Grazioli. “Avevo portato diversi abiti – racconta la escort – come faccio comunque di solito, degli abiti eleganti. In una borsa tipo Vuitton avevo messo i vestiti, le scarpe, tutto il necessaire, che, anche se per un giorno, comunque, insomma, noi donne…”. Sotto il suo albergo ad attendere Terry ci sono due auto scure con autista. “La Bmw e un’altra macchina. Con dentro Tarantini, l’unico uomo, e cinque sei o sette ragazze. In due auto. Quando siamo arrivati al palazzo (Grazioli), abbiamo aspettato un po’ fuori, pensavo che ci perquisissero. Nella corte, si chiama così?, siamo entrati con le auto e poi ci siamo fermati un po’ di tempo, forse per avere l’ok per salire su. Però la cosa che mi ha colpito è stata la mancanza assoluta di controlli, che mi ha scioccato, che le devo dire del metal detector. Io abituata a vivere in America, dove veramente lì ti controllano anche al supermercato, mi ha stupita, e ci sono rimasta male”.

De Nicolò parla di una cena e di un dopo cena. A cui parteciparono una “quindicina” di ragazze provenienti da “varie parti d’Italia”. Finito di mangiare, dice, “ero un po’ in imbarazzo, nel senso, non conoscendo le persone lì, mi ero chiesta dove fossero finiti (Berlusconi e Tarantini), poi sono andata in un salottino e li ho visti parlare lì. Ho detto “cosa facciamo? È tardi!”. Lui (Tarantini) ha detto: “No, oh, io me ne vado, tu fai quello che vuoi!”. Un investigatore chiede a Terry: “”Fai quello che vuoi” o “sarebbe opportuno che tu rimanessi qua”? “. “No vabbè, l’ha detto in maniera diplomatica. Sì, era sottinteso che volesse che io rimanessi. Però non è stata una cosa obbligata. Lui ha detto: “Fai quello che senti”.

Fino al mattino. “Sono rimasta a palazzo Grazioli fino alle undici, le dieci – dice Terry De Nicolò – . Il problema è che fuori c’erano tantissimi giornalisti, perché quel mattino io ricordo che lui aveva forse un discorso da fare, quindi era già tutto pienissimo di gente, il problema era poter uscire senza essere visti, si è dovuto aspettare fino a tardi, che magari i giornalisti andassero via, che però comunque non sono andati via, io li ho visti uscendo”. Terry lascia la dimora del premier con gli abiti da sera. “Purtroppo. Non sapevo di rimanere, è stata una cosa improvvisata. C’erano altre ragazze che lo sapevano e nella borsa avevano il cambio, altre ragazze che sono rimaste, che sono di Roma e che non conoscevo e che ho conosciuto durante quella cena, e di cui non ricordo i nomi, o avranno detto dei nomi falsi”.

Il pm Scelsi domanda a Terry che cosa ha fatto dal momento in cui Tarantini è andato via al momento in cui lei ha lasciato il palazzo la mattina. “Ho dormito lì, in una stanza, in una delle tante stanze, poi al mattino ho fatto colazione insieme a queste altre ragazze e a Berlusconi. Poi lui si è allontanato, forse è arrivato qualcuno con cui doveva parlare, fatti loro. Poi dovevamo aspettare che fuori la situazione si calmasse per poter andare via io con queste altre ragazze. Quando sono uscita, questo autista mi ha accompagnato in hotel, dove c’era Tarantini con il suo autista, sono andata su in hotel, ho preso il bagaglio, tutto di corsa, la borsa, dimenticando quelle cose, e poi siamo ripartiti per Bari”.  Dopo qualche resistenza (“è la mia vita privata”) De Nicolò ricorda come ha trascorso la notte. “Delle ore ho dormito da sola e delle ore invece, alcune ore sono stata con queste ragazze, queste due di Roma, e Berlusconi”.

I soldi e i regali. Per la cena e la notte a palazzo Grazioli Terry ha ricevuto denaro e regali. Denaro dal suo “agente”, Tarantini; regali dal presidente del Consiglio. “Gianpaolo ha pagato l’aereo, l’hotel e sì, mi ha dato dei soldi, 1000 euro. Per partecipare alla cena. Me li ha dati all’hotel De Russie, prima di andare a palazzo Grazioli”. E i regali del premier? “Degli anelli, delle collane. Bigiotteria. Ma li regalava a tutte le donne invitate. Quella sera – aggiunge – erano tante, non ricordo il numero esatto, forse quindici. Da Bari c’ero solo io. Erano nel salone, non so se le aveva portate Tarantini, non credo. Secondo me erano già direttamente amiche di Berlusconi e magari già si conoscevano”.

 

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