BANCAROTTA / Napoli, arrestati tre imprenditori: coinvolto anche un ex senatore di Forza Italia

BANCAROTTA – Una bancarotta da 100 milioni di euro: è l’accusa contestata ai fratelli Francesco, Stefano e Salvatore Marano – quest’ultimo ex senatore di Forza Italia – che si trovano da stamattina agli arresti domiciliari. Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza di Napoli è stato emesso su richiesta dei pm di Napoli Clelia Mancuso e Catello Maresca e del procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli nell’ambito di una indagine sulla realizzazione di complessi edilizi nell’hinterland settentrionale di Napoli che ha portato alla luce anche la vendita di centinaia di abitazioni prima ancora di essere costruite e mai più portate al termine gettando nella disperazione gli acquirenti. Per i tre imprenditori, impegnati dalla fine degli anni Ottanta nell’area nord di Napoli, l’accusa è di bancarotta fraudolenta documentale per aver distratto patrimoni societari per 100 milioni di euro. In particolare avrebbero occultato e distrutto i libri sociali e le scritture contabili delle società fallite. Le indagini si sono concentrate soprattutto sull’attivita’ di cinque società di costruzioni dichiarate fallite nonché sulla holding cui le stesse erano riconducibili. Secondo le indagini della Gdf, i collegamenti tra le società fallite avevano consentito la creazione, dalla fine degli anni Ottanta, di un vero e proprio gruppo, il ”Gruppo Marano”, impegnato nella edificazione alla periferia nord di Napoli e, come emerso dalle indagini, attivo in vari settori con circa un centinaio di società variamente controllate, partecipate, amministrate o comunque connesse, anche in virtu’ di rapporti familiari o di cointeressenza economica-finanziaria, ai Marano. Il meccanismo fraudolento escogitato dai Marano e realizzato anche grazie all’accondiscendenza di alcuni dipendenti bancari, sarebbe consistito nell’utilizzo di disponibilità economiche solo cartolarmente esistenti sui conti bancari di riferimento. E’ emerso che nel corso del 1993 e del 1994 le società del gruppo avevano beneficiato del reddito bancario per importi di notevole entità in assenza di affidamenti bancari o dei requisiti per la concessione, presentando per l’incasso effetti cambiari intestati a persone inesistenti o comunque falsi ed effettuando un ‘giro’ di assegni bancari emessi e ricevuti da società sempre facente capo al gruppo, senza adeguata copertura finanziaria. Centinaia di abitazioni nella zona a nord di Napoli erano state vendute prima ancora di essere costruite; poco dopo le società erano fallite. Il denaro ricavato veniva poi reinvestito in altre operazioni. Il gip Nicola Miraglia del Giudice nell’ordinanza di custodia parla di ”variegata costellazione di attivita’ imprenditoriali (…) nei settori merceologici piu’ vari, dalle analisi cliniche alle attivita’ alberghiere, dalle societa’ di costruzioni alle agenzie di investigazioni”. I Marano hanno fatto anche importanti investimenti nella zona di Orbetello: le indagini riguardano la società ‘Laguna Azzurra’ impegnata all’acquisizione, bonifica e successivo impiego a scopo edilizio, di un’area già occupata dall’insediamento industriale della Sitoco, società chimica fallita nel 1991, sulla sponda orientale della laguna. Salvatore Marano è indicato come gestore di fatto della societa’. Tra i motivi che hanno indotto il giudice a disporre l’arresto dell’ex senatore ”la capacità di muovere anche con metodi truffaldini quantità enormi di danaro, il radicamento profondo degli stessi nel tessuto economico locale, gli appoggi vantati all’interno del sistema bancario”. Marano fu coinvolto nel 2001 in una inchiesta della procura di Napoli su frodi comunitarie: in quella circostanza il Senato respinse la richiesta di arresto.

Fonte: Ansa