Sito Interpol bucato dagli hacker: l’arresto di Julian Assange rischia di scatenare guerra informatica

SITO INTERPOL BUCATO DAGLI HACKER – Ho appena saputo che il sito dell’ Interpol è stato bucato dagli hacker. Ho gli screenshot della home page bucata, che non pubblico qui ora perchè non è questo il punto. Ma la mia fonte mi ha spiegato che “la vulnerabilita’ e’ un XSS (Cross Site Scripting, errore molto banale da parte di Interpol…) sommato al reverse engineering dell’algoritmo che gestisce l’aggancio a fotografie dall’esterno”. Un linguaggio tecnico complicato per i non addetti ai lavori, ma è chiara una cosa: persino l’Interpol – che sicuramente custodisce nelle sue banche dati informazioni top secret – non è capace di garantirsi un sito a prova di hacker.

Questo rende bene l’idea di quanto siano esposti i segreti nell’era digitale, di quanto sia difficile tenerli tali. E stiamo scoprendo che il pubblico può usare Internet e trasformare la Rete in uno strumento potente per ribellarsi ai propri governi, che sono in balìa dei sistemi informatici per tutta la loro rete di informazioni, più o meno sensibili. L’unica è non farsi dei nemici. Gli hacker sono quel popolo di esperti informatici con un’etica ben dichiarata: si battono per cause come quella di Wikileaks (e se qualcuno non conoscesse la causa di Wikileaks, consiglio la lettura della sua sezione “About”, riportata anche nei vari siti mirror). Ma possono rapidamente passare dalla parte del torto e diventare “cattivi”, se si instaura un clima di guerriglia informatica.

La violazione del sito dell’Interpol di stanotte significa che potremmo avere presto una moltiplicazione di “cablegate”, con conseguenze inimmaginabili: perchè gli hacker del mondo si stanno alleando per solidarietà dopo l’arresto di Julian Assange e il blocco delle donazioni al suo sito.

Se il solo soldato Manning, l’americano di 23 anni, è riuscito a inviare a Wikileaks salvati su un dischetto tutti quei documenti riservati scaricati mentre stava al suo computer nella sua base militare in Iraq, penetrando con facilità i database dei diplomatici e dando il via al cablegate, immaginate i “danni” che potranno fare centinaia di migliaia di “ragazzi” arrabbiati per l’accanimento delle autorità contro Wikileaks e contro il suo fondatore, competenti di informatica al punto da essere già stati in grado di bloccare o penetrare le banche dati di tutte le principali organizzazioni del mondo, dalle poste svizzere a PayPal, alla Visa, la Mastercard, fino ad arrivare al sito dell’Interpol, la polizia internazionale che ha spiccato il mandato di cattura per Assange (e non si fermeranno qui)?

Vale la pena trasformare Assange – che non è un hacker, ma un giornalista con il pallino del giornalismo “scientifico” che documenti eventuali misfatti pubblici – in un eroe di Internet e spingere i suoi sostenitori informatici a fare la guerra a chi lo attacca? Forse questa guerra non s’ha da fare. Speriamo che qualcuno abbia il buonsenso di fermarla e di abbassare i toni dello scontro. La soluzione non è bloccare Wikileaks e arrestare Assange. Quella è solo una miccia che, se lasciata accesa, rischia di fare scoppiare una vera bomba.

Fonte: LaStampa