Inchiesta Cisl-Scuola: riforma Gelmini non convince. Scuola peggiorata per colpa dei tagli

INDAGINE SWG SULLA SCUOLA: DOCENTI BOCCIANO MINISTRO GELMINI – La situazione della scuola negli ultimi anni è peggiorata e la riforma Gelmini non convince. Ma, nonostante tutto, l’85% degli insegnanti italiani è ancora orgoglioso del lavoro che svolge. Il fascino della cattedra continua a mietere le sue vittime, che però non sono più disposte a tacere su ciò che non va. È quanto emerge dall‘indagine «Energie per il domani. La scuola italiana: valori e consapevolezza a servizio dei giovani e del Paese», commissionata alla Swg e presentata oggi a Roma dalla Cisl-Scuola.

Un’indagine i cui risultati sembrerebbero talmente in conflitto con i dati positivi diffusi nei giorni scorsi dall’Ocse da incontrare il disappunto del Ministero dell’Istruzione: «Evidentemente – commentano da viale Trastevere – a qualche sindacato è venuto il mal di pancia, ma soprattutto ha visto crollare tutti gli slogan scanditi in questi anni».

Ma per Francesco Scrima, segretario generale della Cisl-Scuola , il punto è un altro: «A una politica sempre meno interprete dei bisogni dell’Italia, gli insegnanti chiedono rispetto per una funzione che ha perso prestigio sociale e adeguati riconoscimenti per la loro professionalità». «Si può capire che l’incertezza di questa fase politica possa rendere particolarmente eccitabili, ma un minimo di cautela prima di avventurarsi in una polemica francamente fuori luogo (oltre che fuori tema!) – ammonisce quindi il sindacalista – sarebbe raccomandabile».

L’indagine Swg ha coinvolto un campione di 700 docenti, rappresentativi di tutti gli ordini di scuola. Più di tre su quattro (77%) ritengono che la scuola sia peggiorata nel corso del tempo a causa dei tagli economici che hanno limitato le possibilità dei singoli istituti (62%), del sistema scolastico che non tutela adeguatamente gli insegnanti (30%) e della mancanza di motivazione da parte dei docenti (26%).

Bocciatura sonora, quindi, con una media del 3,6 in pagella, per il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Al 75% dei docenti le sue riforme non vanno giù. Diversi i motivi: l’aumento del numero degli alunni per classe (72%), la riduzione delle ore di insegnamento nella scuola primaria e secondaria di primo grado (59%), l’introduzione del maestro unico-prevalente (54%), il nuovo assetto del secondo ciclo (31%) e la bocciatura di uno studente con un solo 5 in pagella (28%). I docenti vogliono una scuola di qualità e anche più meritocrazia. Due su tre sono favorevoli alla pagella per gli insegnanti e a meccanismi premianti: il 56% pensa che sia giusto introdurre differenti livelli di retribuzione in base al merito. Ma per migliorare l’offerta formativa non servono meccanismi competitivi tra scuole o docenti (solo il 32% li ritiene una soluzione). Ma nonostante tutto, i prof continuano ad amare la cattedra: per lo stretto legame che si riesce a creare con gli alunni (57%) e per l’opportunità di stare a contatto con le giovani generazioni (52%).

Diversamente, tra coloro che si dichiarano insoddisfatti della propria professione, la metà lamenta una retribuzione inadeguata e uno scarso riconoscimento sociale del ruolo di docente; il 27% gli scarsi mezzi e strutture per far funzionare la scuola, il 18% la precarietà. Dall’indagine emerge infine che gli insegnanti non sono cinici e disincantati verso il Paese (67%) e che, rispetto alla media nazionale, sono più convinti che l’unità nazionale sia un bene irrinunciabile (69% contro il 48%), che i partiti svolgano una funzione importantissima per il Paese (65% contro 58%) e che lo Stato dovrebbe dare priorità assoluta allo sviluppo del Sud (72% contro 59%). In generale si sentono adeguati alla professione che svolgono più degli altri lavoratori (67% contro il 37%) e, amando i giovani, riescono a intravedere nelle nuove generazioni quel ruolo di futuri protagonisti dello sviluppo del Paese in misura maggiore rispetto alla media nazionale (46% contro 34%). Hanno però poca fiducia nei sindacati. Ma anche in questo caso il dato supera la media: 35% contro 28%.

Fonte: Ansa