19 luglio 1992: Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta muoiono nella strage di via d’Amelio

Paolo Borsellino

19 LUGLIO 1992: STRAGE DI VIA D’AMELIO Paolo Borsellino nasce a Palermo nel 1940. Dopo la laurea in giurisprudenza entra in magistratura, iniziando così la carriera che lo porterà a lottare fino alla morte contro Cosa nostra. Nel 1980 entra a far parte del neonato pool antimafia insieme al collega e amico Giovanni Falcone: l’azione del gruppo porta, nel 1984, all’arresto per mafia del sindaco di Palermo Vito Ciancimino. In questo stesso periodo il boss Tommaso Buscetta, arrestato in Brasile, inizia la sua collaborazione con la giustizia, aiutando i magistrati della squadra a ricostruire la struttura di Cosa nostra.

A cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta il destino di Borsellino è segnato: Cosa nostra inizia a pianificare il suo omicidio e quello di Falcone, poiché entrambi stanno combattendo tenacemente contro l’organizzazione mafiosa e le sue ramificazioni. Il 23 maggio del 1992 è la volta di Falcone, che salta in aria in autostrada, vicino Capaci, insieme alla moglie Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Vito Schifano e Antonio Montinaro. Il magistrato stava tornando da Roma e al passaggio della sua automobile Giovanni Brusca preme il pulsante che innesca l’esplosione: la galleria scavata sotto la strada era stata riempita di tritolo e lo scoppio è enorme.

La strage di Capaci aumenta la consapevolezza di Borsellino di avere le ore contate e il suo presentimento, purtroppo, è giusto. Il 19 luglio del 1992 il magistrato sta andando a trovare la madre, che abita in via d’Amelio a Palermo. Al suo arrivo una Fiat 126 imbottita di esplosivo viene fatta saltare in aria: nello scoppio muoiono, oltre a Borsellino, gli agenti della sua scorta Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Emanuela Loi e Walter Eddie Cosina.

La strage di via d’Amelio è una tragedia annunciata: come sottolinea il magistrato Antonino Caponnetto subito dopo l’esplosione, Borsellino “aveva chiesto alla questura già venti giorni prima dell’attentato di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre (proprio perché considerava la zona a rischio, ndr) Ma la domanda era rimasta inevasa”.

Da questo momento in poi la figura di Borsellino diventa quella di un eroe civile, che, come Falcone, ha dato la vita per lo Stato. In merito alle responsabilità dell’accaduto, sono molti gli osservatori, i giornalisti e gli esperti che ritengono che la paternità dell’attentato non vada attribuita solo a Cosa nostra. Salvatore Borsellino, fratello del giudice, si è detto più volte convinto che quella avvenuta a via d’Amelio sia una “strage di Stato“, denunciando l’esistenza di “un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra repubblica”.

Tatiana Della Carità