Il governo propone riforme costituzionali: più poteri al premier e stipendio dei parlamentari proporzionato alle presenze

La Camera dei Deputati

GOVERNO PROPONE RIFORME COSTITUZIONALI – Attraverso un pacchetto di riforme costituzionali firmato dal ministro leghista Calderoli, il governo Berlusconi propone una serie di modifiche significative all’assetto politico-istituzionale italiano. I cambiamenti proposti riguardano prima di tutto l’attribuzione di maggiori poteri al premier, misura di cui Silvio Berlusconi ha sottolineato più volte la necessità. Secondo il testo presentato dall’esecutivo, infatti, il presidente del Consiglio si trasformerebbe in “primo ministro“, ottenendo tra le altre cose il potere di “nomina e revoca di ministri, viceministri e sottosegretari, che prestano giuramento nelle sue mani”.

Verrebbe inoltre modificata la struttura del Senato della Repubblica in senso ‘federale’: l’organo, composto da 250 e non più da 315 membri, verrebbe “eletto a suffragio universale e diretto su base regionale” e alle sedute potrebbero partecipare “senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali”.

Cambiamenti in vista anche per la Camera, che dovrebbe disporre di un numeo di deputati uguale a quello dei senatori invece degli attuali 630 e che potrebbe applicare anche una “sfiducia costruttiva”. Questo non comporterebbe “lo scioglimento necessario della Camera”, poiché “il Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni” potrebbe nominare “un nuovo primo ministro”, altrimenti potrebbe essere “la stessa Camera” ad individuarlo. La Camera potrebbe inoltre essere sciolta “dal presidente della Repubblica, sentiti il suo presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, anche su richiesta del primo ministro”.

Infine, il testo prevede per i parlamentari “un’indennità in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti”.