Yemen: ancora scontri nel Paese, Saleh invita al dialogo. Tribù del Sud alleate contro Al Qaeda

Il Presidente dello Yemen Saleh

YEMEN: SALEH INVITA AL DIALOGO – Proseguono gli scontri in Yemen tra i miliziani tribali e le guardie repubblicane del Presidente Ali Abdullah Saleh. Oggi si segnalano due morti e quattro feriti tra i miliziani in seguito agli scontri avvenuti nel distretto di Nihm, circa 40 chilometri a nord della capitale Sana’a. Una fonte delle milizie tribali ha detto alle agenzie di stampa che “le truppe delle guardie repubblicane hanno usato armi pesanti per colpire i villaggi del distretto di Nihm, nella provincia di Sana’a. Hanno ucciso due miliziani e ne hanno feriti altri quattro. Hanno distrutto diverse case della zona”.

Gli abitanti del distretto hanno anche riferito che dall’alba di oggi aerei delle truppe governative hanno iniziato a sorvolare la zona, da mesi teatro di scontri tra gli oppositori e le guardie si Saleh.

Nel frattempo il presidente yemenita ha invitato tutte le forze politiche al dialogo, “per uscire dalla crisi che alcuni hanno provocato”, sono le sue parole. Saleh è ancora ricoverato in Arabia Saudita, per le gravi ferite riportate nell’attentato al palazzo presidenziale di Sana’a del 3 giugno scorso, e nonostante i ripetuti annunci di un imminente ritorno in patria, l’ultimo quello di venerdì scorso, in cui si dava notizia del ritorno del presidente in Yemen per domenica 17 luglio, trentatreesimo anniversario della sua ascesa al potere, non si conosce ancora di preciso la data del rientro.

Il Presidente Saleh tornerà “molto presto” a Sana’a, ha detto il viceministro dell’informazione, Abdo al-Janadi, senza indicare però una data. Al-Janadi ha precisato che “Il presidente è in buona salute” e “ritornerà molto presto nello Yemen, ma deve aspettare il responso dei medici”.

Ieri, in occasione dei suoi 33 anni al potere, Saleh ha scritto un editoriale, pubblicato da alcuni quotidiani, in cui ha affermato: “Noi non abbiamo mai smesso di sottolineare la necessità di un dialogo pacifico per trovare una soluzione a tutti i problemi”. Il presidente yemenita ha difeso la sua azione politica, nonostante le contestazioni in corso contro di lui dall’inizio dell’anno, sottolineando anche l’unificazione tra il Nord e il Sud del Paese, da lui realizzata nel 1990.

Ieri, tuttavia, migliaia di yemeniti sono scesi in strada a Sana’a e Taiz per protestare contro il presidente Saleh nel giorno del suo trentatreesimo anniversario di insediamento al potere. A Taiz, seconda città dello Yemen, migliaia di persone hanno partecipato a quella che è stata chiamata “giornata della collera” contro il presidente. I manifestanti si sono radunati nella strada principale della città e hanno innalzato bandiere nere in segno di lutto, scandendo slogan ostili a Saleh.

Nei giorni scorsi, i movimenti giovanili hanno annunciato la nascita di un “Consiglio di Transizione” in Yemen. Il Consiglio sarebbe una specie di “governo ombra” a quello ufficiale del partito del presidente. Il Consiglio di transizione yemenita è composto da 17 esponenti dell’opposizione, tra cui ex giudici, membri della società civile e disertori dell’esercito. Un ex generale di Saleh, Abdullah Ali Elewa, è stato nominato responsabile delle operazioni militari, mentre Abdullah Muhsin è stato nominato capo del Consiglio di Transizione. L’obiettivo del Consiglio è quello di ottenere le dimissioni del presidente Saleh, guidare lo Yemen in una fase di transizione che duri non più di sei mesi e formare un governo tecnico.

Il caos generato in Yemen dalle rivolte contro il governo di Saleh ha lasciato spazio ai militanti islamici legati ad Al Qaeda, che hanno approfittato della situazione per espandere il loro controllo nel Sud dello Yemen, in particolare nella città di Zinjibar. Ora, le tribù yemenite della provincia meridionale di Abyan si sono alleate per fronteggiare i militanti di Al Qaeda. Il leader tribale sheikh Mohammad al Nakhii ha detto che negli ultimi giorni le tribù di Abyan sono riuscite a cacciare i fondamentalisti da diverse città che controllavano, “perché la presenza di questi elementi è una minaccia per gli abitanti”, ha affermato al Nakhii.

Negli ultimi anni, le tribù del Sud dello Yemen, in lotta con il governo di Sana’a, avevano accolto i militanti di Al Qaeda, ma in seguito il loro atteggiamento è cambiato, soprattutto da quando, il 29 maggio scorso, l’occupazione della città di Zinjibar, da parte del gruppo di estremisti detti “Seguaci della Sharia”, ha provocato “un esodo della popolazione e la distruzione delle infrastrutture della città”, secondo quanto riferito da Mohammad al Nakhii. Venerdì scorso nella vicina città di Jaar, centinaia di abitanti hanno sfilato per le strade gridando: “Al Qaeda vattene dalla nostra regione”.

Oggi, intanto, l’esercito yemenita ha attaccato un avamposto dei militanti di Al Qaeda a Zinjibar, provocando 55 morti tra i terroristi. Si è trattato dell’attacco più violento da parte dell’esercito contro i militanti di Al Qaeda, che ha visto anche la collaborazione delle milizie di alcune tribù locali. Tra i 55 morti ci sarebbero esponenti di spicco di Al Qaeda nella Penisola arabica, come Mohammed al-Khadar, accusato di aver finanziato le cellule islamiche della zona. I militari dell’esercito yemenita sono riusciti anche a fermare un gruppo di terroristi provenienti dalla regione settentrionale di Mareb, che stavano marciando verso Zinjibar, in aiuto dei loro compagni.

Proseguono anche oggi gli scontri nella zona, con i bombardamenti su Zinjibar da parte dell’esercito e dell’aviazione yemenita. I terroristi di Zinjibar, quando conquistarono la città lo scorso 29 maggio, proclamarono la nascita di un emirato islamico nella zona.

Obiettivo delle forze di sicurezza yemenite è quello di riprendere il controllo di Zinjibar.

Redazione