Ocse: disuguaglianze sociali al centro dei futuri conflitti. Italia in bilico

L’OCSE E LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI – Come di recente indicato dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’Italia si iscrive fra i paesi in cui negli ultimi anni sono maggiormente aumentate le disuguaglianze. Il benessere economico è ormai prerogativa di uno strato sociale che diventa sempre più sottile, laddove invece le sacche di povertà si ingrandiscono rapidamente, erodendo la piccola e media borghesia e facendola cadere nell’indigenza. Il ceto medio, in particolare, è il più colpito da questo fenomeno di contrazione sociale. Vessato dai colpi dei recenti attacchi speculativi in Borsa ai danni dell’Italia ed investito in pieno dai tagli della manovra finanziaria, è facile prevedere nei mesi a venire un’ulteriore erosione dei suoi risparmi ed una grave strozzatura dei suoi salari. E’ l’economia di sussistenza che avanza, aggravata dagli alti tassi di disoccupazione giovanile e da sistemi assai deboli di pianificazione sociale ed economica.

Occorre tuttavia mettere in evidenza che se in Italia il ceto medio annega sempre più a fondo nel mare delle ristrettezze economiche e del carovita, viaggiando forse verso la rotta di collisione con la classe politica che fino ad oggi ha preteso di rappresentarlo, in Europa ed altrove nel mondo la situazione non desta minore allarme. Lo scrittore e giornalista venezuelano Moisés Naím, intervenuto ieri sulle pagine de “Il Sole 24 Ore”, ha dichiarato che le principali fonti di conflitto in futuro non saranno gli scontri di civiltà fra differenti aree del mondo, bensì proprio le disuguaglianze sociali. Queste, infatti, in aumento ovunque nei Paesi industrializzati, dove nulla esclude che possano a breve accendere la miccia di una grave e generalizzata crisi politica, si riproducono con eguale intensità nei Paesi in via di sviluppo, con la differenza che qui, al contrario di quanto avviene in Europa o negli Stati Uniti, il ceto medio si sta sempre più infoltendo. I Paesi poveri in rapida crescita economica, ha dichiarato Moisés Naím, possiedono oggi la classe media più numerosa della loro storia, le cui aspirazioni “sono politicamente incandescenti tanto quanto la nuova insicurezza economica della classe media che sta smettendo di essere tale in Spagna o in Italia”.

Flavia Lucidi