La decisione del Senato sulle missioni all’estero è rimandata a martedì. Castelli: “Voterò no”

Roberto Castelli

RIMANDATA DECISIONE SENATO SU MISSIONI ALL’ESTERO – All’interno del governo il clima è tesissimo. Le relazioni tra Pdl e Lega sono fortemente in crisi, a causa del voto di ieri con cui la Camera ha autorizzato l’arresto di Alfonso Papa: Berlusconi e i suoi non hanno proprio digerito la decisione degli esponenti del Carroccio di votare sì alla misura cautelare. Ulteriori divergenze si registrano in merito alle missioni militari all’estero: la questione è controversa, poiché il partito di Umberto Bossi si oppone da tempo alla partecipazione italiana a questi interventi. Il caso più recente è costituito dalla guerra in Libia: il Carroccio ha difeso con le unghie e con i denti la posizione neutralista ma alla fine è stato obbligato a fare buon viso a cattivo gioco per non compromettere definitivamente i rapporti con il premier. Altre discussioni sono sorte in merito alla missione in Afghanistan dopo la morte di Roberto Marchini, militare della Folgore ucciso dalla bomba che stava cercando di disinnescare.

Oggi il Senato avrebbe dovuto esprimersi sul decreto di proproga della presenza italiana nelle azioni militari all’estero ma è stato deciso di far slittare tutto a martedì. Fa discutere, al riguardo, la posizione del viceministro Roberto Castelli, che di missioni in altri Paesi non vuole proprio sentirne parlare. “Non parteciperò al voto in Senato – spiega – La mia è una decisione esclusivamente personale, di cui ho discusso ieri con il Segretario Federale Umberto Bossi. Le motivazioni sono molte e troppe per essere tutte ricordate. Richiamo le più importanti, che mi hanno determinato in questa scelta, sicuramente la più difficile della mia ormai lunga avventura politica nella Lega Nord. È infatti la prima volta che mi trovo a prendere una decisione difforme da quella del mio partito. Ma sono contento che Umberto Bossi abbia capito le mie ragioni”. “E’ evidente – aggiunge – che la motivazione dell’intervento umanitario non può reggere ed è del tutto incredibile. Per quanto mi riguarda  non posso votare il rifinanziamento della guerra alla Libia. D’altro canto, essendo io un esponente del governo, non posso certo nascondermi che questa scelta ha ricadute di natura politica. Pertanto, qualora il Presidente del Consiglio e il Segretario del mio partito ritenessero che questa mia posizione sia incompatibile con la carica di governo, mi dichiaro disponibile a dimettermi immediatamente”.

Redazione online