Usa: falliti i negoziati sul debito, i repubblicani preferiscono il default del Paese

Il Presidente Usa, Barack Obama

USA RISCHIO DEFAULT – E’ veramente incredibile il radicalismo dei repubblicani, che preferiscono far fallire gli Stati Uniti, piuttosto che trovare un accordo con i democratici per evitare il rischio, ormai sempre più concreto, di default degli Usa. Il prossimo 2 agosto infatti, se non verrà trovato al più presto un accordo per alzare il livello del debito pubblico, così come proposto dal Presidente Obama, gli Stati Uniti andranno in default tecnico, perché la legge fissa il tetto massimo del debito a 14.294 miliardi di dollari, cifra che sta per essere oltrepassata. L’insolvenza comunque non sarebbe “reale”, perché l’economia statunitense non è in crisi come quella di Grecia o Portogallo. Tuttavia, in mancanza di un accordo per elevare il tetto massimo del debito, fino a 2.400 miliardi di dollari, il Governo americano non avrà l’autorizzazione per finanziare interamente il proprio deficit e dovrà dichiarare l’insolvenza, con gravi ripercussioni sul sistema finanziario internazionale.

Questo rischio però sembra non interessare i repubblicani, che pur di non aumentare le tasse ai ricchi preferiscono mandare in malora un intero Paese. Il piano di Obama e dei democratici è infatti quello di intervenire a sostegno del debito pubblico con un mix di misure che comprendono sia tagli alla spesa pubblica che aumento delle tasse per le classi più agiate. Ma su quest’ultimo punto i repubblicani non vogliono proprio saperne, così come non hanno alcuna intenzione di tagliare le agevolazioni alle multinazionali.

Obama aveva già ammonito che non si possono tagliare i servizi alla classe media, mantenendo gli incentivi alle multinazionali farmaceutiche e petrolifere e non si possono togliere i sussidi ai disoccupati che cercano lavoro, mantenendo gli sgravi fiscali per i milionari. Il Presidente aveva poi aggiunto che “l’ottanta per cento degli americani” è con lui.

Ieri, però i repubblicani hanno abbandonato il tavolo dei negoziati alla Camera dei Rappresentanti, sbattendo la porta. E il rischio di default per gli Stati Uniti si fa sempre più concreto.

Lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, si è ritirato dalle trattative, ha confermato Barack Obama, spiegando che non è stato possibile raggiungere un accordo con i repubblicani, “non a causa di differenti personalità, ma a causa delle diverse visioni per il nostro paese“.

Preoccupato per le sorti del Paese, Obama ha convocato, per questa mattina a Washington, un nuovo incontro alla Casa Bianca con i leader del Congresso per tentare di trovare un accordo in extremis.

Nonostante la gravità della situazione, Obama si è comunque detto “fiducioso” che un accordo per innalzare il tetto del debito verrà raggiunto prima della fatidica scadenza del 2 agosto.

Redazione