Governo Monti: dopo l’ok di Moody’s e Ficht arriva il ‘piano crescita’

Mario Monti e Corrado Passera (Getty Images)

 

 

GOVERNO MONTI – Dopo i segnali positivi lanciati dalle agenzie di rating circa le prospettive economiche future dell’Italia, il Governo Monti preferisce non gioire in anticipo, nonostante lo spread in sensibile calo. Guai a dimenticare che in passato Moody’s e Ficht hanno espresso giudizi privi di fondamento. Proprio per non “peccare di ottimismo” e dimostrare che il premier Mario Monti in questo errore non è scivolato, la portavoce Betty Olivi ieri ha pubblicato sul sito del governo il testo integrale del discorso del presidente al Meeting di Rimini, quasi come implicita risposta alle critiche di Idv, lega Nord e parti sociali, che invece non intravedono nessuna uscita dal tunnel a breve termine.

Le agenzie di rating sembrano preoccupate per quello che potrebbe accadere dopo le prossime elezioni che decideranno lo scenario post-Monti. Ma il premier ritiene che nessuno sia insostituibile e che la credibilità del sistema-Italia non debba essere ancorata al suo nome. Tant’è, che nell’entourage del premier si garantisce che in tutti gli incontri internazionali, il professore non fa che ripetere ai suoi interlocutori di non temere il fattore-elezioni e il ricambio a palazzo Chigi. In quanto, come dimostrano le riforme del governo approvate in Parlamento da Pdl, Pd e Udc, “chi vincerà le elezioni sarà certamente in grado di continuare l’azione di rigore, crescita ed equità dell’attuale esecutivo”.

E da settembre l’Esecutivo tecnico darà il via al piano ‘crescita’, comprendente l’agevolazione dello start-up delle azioni, la diffusione dell’e-commerce, la banda larga e nuove semplificazioni burocratiche. Lo scopo del ministro Corrado Passera è quello di riunire in un unico fondo le risorse già disponibili, pari ad alcune decine di milioni di euro, ma finora non utilizzate a pieno. Sul tavolo del governo arriverà anche la più complessa questione della revisione degli aiuti pubblici alle imprese. C’è poi il capitolo-fisco: esclusa l’ipotesi di una sforbiciata all’Irpef, tra gli interventi possibili potrebbe esserci un taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti. C’è però il problema delle risorse: per una riduzione anche minima delle tasse sul lavoro servirebbero almeno 10 miliardi. Ma all’appello mancano ancora i 6 miliardi necessari per scongiurare l’aumento dell’Iva nel luglio del 2013. L’unica strada percorribile è un ulteriore recupero di fondi dalla lotta all’evasione fiscale. Inclusa la tassazione dei capitali italiani in Svizzera di cui si è parlato nei giorni scorsi.

 

 

Redazione

 

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